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Primo piano di Marco Zanuso

I Grandi Maestri | Marco Zanuso

Marco Zanuso (autoritratto)

“Il design è la più sofisticata forma d’arte applicata che l’uomo possa vantare. Se non c’è qualità non c’è design. La qualità formale comunica bellezza e amore. La qualità fisica, invece, dipende da come un oggetto è costruito. Una volta si diceva fatto a regola d’arte.” Marco Zanuso

Marco Zanuso “Maestro del design del prodotto”, definito così da Francois Burkhardt, (1) nasce a Milano nel 1916. Dopo la laurea al Politecnico di Milano nel 1939, per circa quattro anni e mezzo, indossa la divisa dell’ufficiale di stato maggiore della Regia Marina (Arma navale del Regno d’Italia). Nel 1945 apre un suo studio dove lavora come architetto, urbanista e designer. Marco Zanuso inventa “l’iter di una professione nuova, quella di designer del prodotto, certamente connessa con l’architettura, ma più per parallelismo delle metodologie concettuali che non per la pratica la quale, al contrario, sarà ben diversa”. “ (Burkhardt 1994) (1)
Dal gennaio 1946 al dicembre 1947 Domus è diretta da Ernesto Nathan Rogers, Marco Zanuso è direttore capo e redattore di “Casabella-Continuità”. Docente al Politecnico di Milano fino al 1986, ha ottenuto una delle prime cinque cattedre in Italia di disegno industriale. Tra i suoi progetti le sedi dell’Olivetti a San Paolo in Brasile (1955), in Argentina (1955-1957), la fabbrica Necchi a Pavia (1961-1962), l’IBM a Milano e a Roma, il Piccolo Teatro a Milano. Tra i mobili da lui disegnati, Antropus per Arflex (1949), Lady per Arflex (1951), poltrona imbottita con il lattice e il divano Triennale (1951), esposti per la prima volta alla IX Triennale di Milano, dove Zanuso vince un Grand Prix e due medaglie d’oro.

Due differenti combinazioni cromatiche per la poltrona Lady(1951 – Poltrona “Lady” per Arflex – Marco Zanuso – Photo courtesy: Pinterest)

Nel 1956 riceve il Compasso d’Oro per la macchina da cucire 1100/2 per Borletti. Collabora con Richard Sapper dal 1958 al 1977, da questa unione nascono mobili e oggetti che tracciano un nuovo corso nel design come la sedia Lambda per Gavina (1959-1964); la sedia per bambini 4999 impilabile per Kartell (1961-1964) la prima prodotta in propilene iniettato; la radio TS502 per Brionvega (1964); il telefono Grillo per Simes (1966) Compasso d’oro nel 1967, definito anche “telefono in un palmo di mano”, primo tentativo di risolvere, in modo innovativo, il rapporto ergonomico bocca/orecchio.
Il telefono Grillo progettato da Marzo Zanuso(1966 – Telefono “Grillo” per Simes – Marco Zanuso – Richard Sapper- Photo courtesy: Pinterest)

I televisori Doney (1964) e Black (1969) per Brionvega. Membro dei CIAM (Congrés Internationaux d’Architecture Moderne) e dell’INU (Istituto Nazionale Urbanista). Nel 1956, fonda con altri l’Associazione di Disegno Indistruale ADI, dal 1966 al 1969 ne è il presidente. (2) Nel 1972 presenta con Richard Sapper il progetto dell’unità abitativa alla mostra “Italy the new domestic landscape” al Museo d’Arte Moderna a New York. Propongono ambienti mobili per affrontare diverse situazioni: da alloggi di emergenza a seconda residenza semipermanente. La mobilità è ottenuta progettando l’unità in modo che in posizione chiusa le sue misure e specifiche strutturali corrispondono a quelle standard dei container. Un’altra qualità di questo progetto è la possibilità di combinare l’unità con un’altra elemento contenitore, che può essere equipaggiato con moduli interni simili secondo alla necessità, ampliando così la capacità originale che è calcolata per una coppia alle esigenze di una famiglia con bambini. (3)

L'installazione di Marco Zanuso per la la mostra Italy

(1972 – New York – Mostra “Italy the new domestic landscape” – Marco Zanuso e Richard Sapper – Photo courtesy: Pinterest)

Alla mostra partecipa anche l’architetto Piero Castiglioni con l’architetto e artista italiano Ugo La Pietra che per l’occasione progetta come cellula abitativa la “Casa Telematica”.
Lo Studio di via Presolana 5 vede una collaborazione con Marco Zanuso: progetto illuminazione e impianto Hi-Fi per un’abitazione privata in Sudafrica a Lydenburg nel 1975. L’architetto Piero Castiglioni e il padre Livio nel 1973 seguono il cantiere dell’abitazione privata insieme a Marco Zanuso definito dall’Architetto Piero Catiglioni “Uomo di cantiere”.
“Quando la figlia Federica, prese la maturità, chiese al padre che qualità bisogna avere per esser un bravo architetto. La risposta di suo padre la spiazzò! Poiché rispose: “Ci vuole il fisico!” L’architetto è un lavoro molto faticoso perché devi essere in cantiere quando fa freddo, quando fa caldo, salire sui ponteggi, … Seguire i cantieri è un notevole sforzo fisico”. L’architetto ha deciso di iniziare così il suo racconto … Prosegue “Il committente della villa privata in Sudafrica, sfogliando una rivista di architettura, è rimasto colpito dalla bellezza del progetto della Casa Arzale a Arzachena in Sardegna (1962 – 1964) per questo motivo decise che la sua villa in pietra doveva essere progettata da Zanuso”. Attraverso le foto, scattate in occasione di un viaggio a Lydenburg, nel 2013, (quaranta anni dopo il cantiere) entriamo in questa architettura che si fonde perfettamente con il paesaggio circostante. I muri di pietra corrono paralleli per 240 metri con la vegetazione che si spinge in mezzo. La casa ha poche finestre sul lato che guarda la collina, la vegetazione cresce sulla terrazza del tetto. Dall’altro lato, di fronte alla casa, ci sono paddock verdi, recintati per i cavalli. L’andamento orizzontale dei recinti è sottolineato dal design dell’edificio, con lunghi “corridoi” paralleli, alcuni coperti, altri aperti.

La struttura è in cemento armato; le pareti interne sono in mattoni intonacati, con un’intercapedine e poi un rivestimento in pietra.

Vista d'insieme di un abitazione privata in Sudafrica(1973 – Sudafrica – Abitazione privata – Marco Zanuso – Photo courtesy: Pinterest)

L’architetto della Luce viene chiamato da Zanuso per il progetto della Banca in via Manzoni. Questo Palazzo è stato il primo albergo a Milano (allora Hotel Continentale) ad avere la luce elettrica, insieme alla Scala e al teatro Manzoni. Mentre il primo palazzo privato a Milano ad avere la luce elettrica è stato Palazzo Bagatti Valsecchi. Altri progetti sono un Ristorante in via Manzoni a Milano (1985) e per il “Compasso d’Oro 1994” al Palazzo dell’Arte Triennale (1995).

“Molto disponibile con le maestranze, si adeguava molto alle situazioni, un uomo di cantiere.” Piero Castiglioni

Luce e Design

Nel 1952 BBPR e Marco Zanuso per il Piccolo Teatro di Milano, importante opera pubblica di architettura, vista la flessibilità e la perizia della struttura artigianale di Arteluce, commissionano una grande fornitura a Arteluce. L’anno dopo Marco Zanuso si occupa della ristrutturazione del negozio di Arteluce in via Matteotti, punto di riferimento dei progettisti di quel periodo. Una lampada da scrivania con uno scopo diverso. Non vuole essere una lampada operativa, ma vuole illuminare un tavolo posizionato in un ambiente che non sia necessariamente un ufficio. (4) Questa icona del design italiano è stata selezionata per l’esibizione “Quirinale contemporaneo” – un progetto fortemente voluto dal Presidente Sergio Mattarella e curato da Cristina Mazzantini – come omaggio alla creatività e alla produttività espresse dal nostro Paese negli ultimi 70 anni. La lampada è stata posizionata nella Sala di Druso. Altre icone del design presenti al Palazzo del Quirinale sono la Parola di Gae Aulenti e Piero Castiglioni (1980) e il Flûte, Flûte magnum di Franco Raggi (1999) per Fontana Arte, l’Atollo di Vico Magistretti per Oluce (1977), Sampei di Enzo Calabrese e Davide Groppi (2011) per Davide Groppi, Biagio di Tobia Scarpa per Flos (1968), 99.81 di Gio Ponti per Venini (1946), Ilio di Ernesto Gismondi per Artemide (2013), Tolomeo Mega di Michele De Lucchi e Giancarlo Fassina per Artemide (1986), L’Arco di Achille Castiglioni e Pier Giacomo Castiglioni per Flos (1962).

  • 1963 – Lampada da tavolo “275” per Oluce – Marco Zanuso

Vista di dettaglio della lampada da tavolo 275(1963 – Lampada da tavolo “275” per Oluce – Marco Zanuso – Photo courtesy: Pinterest)

Dialogo tra Marco Zanuso e Franco Raggi – Anno 1999

Vuoi dire che si può progettare a tema, quasi prescindendo dal luogo e dal tempo?

No. Il tema però nasce pian piano, un po’ dal luogo forse dalla tua storia, o da altre situazioni, ma non credo che si possa ricostruire quello che ti succede nella testa, almeno io non ci riesco .Comunque di progetti nei quali è così chiaro e preciso il rapporto tra idea, sito e realizzazione finale ne avrò fatti quattro in tutta la mia vita.

Cosa fa diventare un progetto una avventura?

Credo il luogo e il tempo, le coincidenze storiche, il cliente…

Tu non hai uno stile?

No grazie. Ho forse più una curiosità. Come quando si conosce una donna e si vuole capirla osservando come si comporta. Ci sono dei caratteri, delle qualità, dei difetti, dei modi di esprimersi che ti attirano che ti sollecitano, che ti fanno agire verso qualcosa di nuovo che non sai ancora cos’è. Il progetto è una storia simile.

E il cliente?

Quando c’è quello giusto è come innamorarsi.

Quante volte ti sei innamorato?

Poche. Sicuramente di Adriano Olivetti, era un uomo di un fascino straordinario grande imprenditore ed intellettuale insieme.

Vista della copertura della sede Olivetti(1955 – Brasile – San Paolo – Sede Olivetti – Marco Zanuso – Photo courtesy: Pinterest)

Intellettuale come?

Pensava possibile che la fabbrica e l’industria producessero consapevolmente cultura e non solo profitto. Poi mi sono innamorato di Ludovico Biraghi il presidente dell’IBM. Ma con Olivetti è stato proprio un “incontro”, un colpo di fulmine, un caso stupefacente.

Come andò?

Io ero giovane, caporedattore di Domus e Rogers la dirigeva; BBPR aveva fatto il piano regolatore di Ivrea per Olivetti, e lo presentavano alla villa Reale. Già il fatto che un imprenditore commissionasse un piano regolatore la dice lunga, comunque l’Ernesto disse: “perché non vieni”, e così mi presentò Olivetti. Una settimana dopo nel mio studio in via Carducci entra questo qui; avevo delle sedie impagliate tipo chiesa e un solo tavolo da disegno dove stavo seduto, ne prende una la gira si siede all’americana e mi dice “mi piacerebbe che lei si occupasse del progetto del mio nuovo stabilimento di Buenos Aires”…così, bum.

Potrebbe succedere oggi?

Credo che certi personaggi siano unici e la loro unicità sia anche legata a un tempo nel quale potevano coincidere nella stessa persona a livelli altissimi le qualità del manager, dell’intellettuale e del politico. Perché Olivetti è stato il primo manager italiano a decidere di confrontarsi globalmente, sul terreno, con “quegli altri”.

Quegli altri chi?

Gli americani, Underwood per le macchine da scrivere. E la cosa affascinante è che, nel fare il progetto per la fabbrica, abbiamo cominciato a pensare insieme la fabbrica del futuro, quella per l’elettronica che stava nascendo.

Non era solo un progetto di architettura?

Ho imparato lì cosa è un layout moderno di una fabbrica…

Prima come lo chiamavi, solo la “pianta”…

Una fabbrica è una macchina e il layout è il suo schema di funzionamento tridimensionale. Non si trattava di fare dei capannoni più o meno belli, ma di penetrare in tutte le sottili venature del processo produttivo, della relazione tra le sue parti e risolverlo sul piano dello spazio, del tempo, dei rapporti dimensionali, tecnologici ed umani.

Tu hai disegnato una lampada per il Nuovo Piccolo Teatro, per il foyer. Come una stella fredda, in uno spazio freddo, perché?

Vista esterna del Nuovo Piccolo Teatro(1977-‘86 – Italia – Milano – Nuovo Piccolo Teatro – Marco Zanuso – Photo courtesy: Pinterest)

Posso dire che lo spazio ha due facce: il foyer e la sala. Il primo senza colori e la seconda calda. Una scatola dentro un’altra scatola. Credo che il teatro oggi sia così. Una volta c’era il teatro del re poi c’è stato il teatro della borghesia, costruito dalla borghesia per la borghesia, usato solo dalla borghesia che ci arrivava in carrozza ed i palchi erano di proprietà ed erano una protesi della casa. Oggi quel mondo non c’è più, i teatri sono delle strutture culturali pagate dal denaro pubblico che producono o dovrebbero produrre cultura e non solo spettacoli. Allora il foyer, quel foyer un po’ freddo sta aspettando di essere usato anche per altre cose.

Dialogo tra Marco Zanuso e Franco Raggi (5)

Bibliografia:
(1) Matteo Vercelloni, Riccardo Bianchi, Design, Milano, 2004, Mondadori
(2) Anty Pansera, Dizionario del design italiano, Milano, 1995, Cantini Editori
(3) Charlotte & Peter Fiell, Design del XX secolo, 2001, Taschen
(4) Alberto Bassi, La luce italiana, Milano, 2003, Electa
(5) Courtesy Franco Raggi: Dialogo tra Marco Zanuso e Franco Raggi pubblicato su Flare – Architectural Lighting Magazine – n°21 – settembre 1999 – pag. 80

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Questa sezione è dedicata al design e alla storia dell'architettura. Cercheremo con l'analisi storica di capire i bisogni attuali e quali saranno gli obiettivi futuri. Inoltre parleremo dei concorsi, le porte di accesso al mercato del lavoro, delle associazioni di settore e dell'indotto reale dietro le multinazionali produttrici di lampade.

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