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Dan Flavin | Luce e colore

Mostra Dan Flavin a Milano

Dal 19 Febbraio al 28 Giugno alla Galleria Cardi di Milano, verranno esposte quattordici opere luminose, dalla fine degli anni ’60 agli anni ’90, dell’artista minimalista americano Dan Flavin. Queste opere sono il risultato della ricerca dell’artista sulle nozioni di luce, colore e spazio scultoreo: come la luce altera lo spazio, creando un rapporto tra luce e architettura. “It is what it is and it ain’t nothin else” Dan Flavin ci accompagna verso una lettura delle opere di stampo purovisibilista e modernista. Questo pretendono molti autori dell’astrattismo geometrico di cui Flavin potrebbe essere considerato un prosecutore. Eppure, l’artista ha lasciato tracce della vicinanza alla teologia, non solo intesa come processo logico e filosofico, ma anche come percorso verso una religiosità panteista.

Dan Flavin usava il fluorescente, tubi fluorescenti colorati.

Mostra Dan Flavin - Tubi Fluorescenti

Appena dopo la scoperta della sua vocazione artistica, era l’estate del 1961, Dan Flavin inizia a realizzare degli schizzi per sculture con luci elettriche. Molte opere hanno come titolo la parola “Untitled”, spesso seguita da una descrizione posta tra parentesi. “Untitled” potrebbe significare “senza racconto” ed è una preghiera al lettore, poiché si soffermi sull’aspetto visivo del lavoro. La parte tra parentesi, smentisce e contraddice questo concetto, poiché è una descrizione dei processi, percettivi o mentali, che hanno guidato l’opera. I titoli testimoniano da un lato un freddo mutismo atto a mostrarci l’opera nella sua esperibilità sensibile, nell’essere “ciò che è”; dall’altro una formazione teologica impossibile da evitare, una conoscenza delle premesse storico-artistiche del lavoro, nonché, sul piano personale, una sensibilità appassionata anche se compressa. Il mistero della luce imprigionata in quei tubi fluorescenti.

Dan Flavin e la luce: un’analisi della mostra

Da Lighting Designer analizziamo la materia scultorea dell’artista, il tubo fluorescente, per il suo aspetto tecnico e per le sue componenti, fa parte degli apparecchi di illuminazione. Le lampade fluorescenti tubolari sono costituite da un tubo di vetro, a sezione circolare, sigillato e rivestito internamente da polveri. All’interno del tubo è racchiuso un gas nobile e un piccolo quantitativo di mercurio. I due elettrodi, posizionati all’estremità del tubo, generano un flusso di elettroni, questi, scontrandosi con gli atomi di mercurio, provocano l’emissione di radiazione ultravioletta. La polvere immessa nel tubo è praticamente un risuonatore. La lunghezza d’onda aumenta da 380 nanometri fino allo spettro visibile. Le polveri, hanno delle risonanze nella zona del visibile, quindi nell’arcobaleno, dal blu fino al rosso.

Un elemento fondamentale che genera un’esperienza emozionale all’interno delle sue opere è l’adattamento diverso alla luce del nostro occhio.

Mostra a Milano di Dan Flavin

Flavin disse “Una parte di parete può essere disintegrata visivamente e separata in un triangolo immergendo una diagonale di luce da un bordo all’altro della parete”, e da questa semplice citazione è riuscito, negli anni, a dare allo spazio architettonico più dimensioni, grazie al gioco tra architettura e luce. Le sue installazioni colorate sperimentano una diversa percezione dello spazio, infatti una delle maggiori difficoltà nell’allestimento di una sua mostra è la collocazione di un Flavin in modo corretto all’interno dello spazio espositivo. La luce diventa così protagonista dell’opera d’arte, luce come materia. Una materia che si esaurisce, che racchiude in sé il sentimento della fine. La durata media di una lampada, adeguatamente conservata, è di circa due anni, dopodiché appaiono i primi segni dell’usura.

Alla domanda “Quale consigli si sentirebbe di dare, al visitatore, per aiutarlo a vivere in modo migliore “l’esperienza Flavin”, a “immergersi totalmente nelle sue opere?”

Giuseppe Panza di Biumo rispose “Liberare la mente da tutto, di mettere l’orologio da parte e di lasciarsi andare completamente. Quest’arte è secondo me un vero e proprio lavaggio dell’anima più che della mente. Per poterla apprezzare e capire fino in fondo è assolutamente necessario abbandonare i pensieri e lasciarsi trascinare dalle opere e dalle emozioni.”

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