I Grandi Maestri
Dal razionalismo al postmoderno: l’eredità progettuale che ha ridefinito la cultura dell’abitare
Nel corso del Novecento, l’Italia ha vissuto trasformazioni profonde, segnate da mutamenti sociali, politici, economici e culturali che hanno ridefinito non solo la morfologia delle città, ma anche il significato stesso dell’abitare. In questo scenario si inserisce il contributo straordinario di progettisti come Franco Albini, Giò Ponti, Pietro Chiesa, Luigi Caccia Dominioni, Marco Zanuso, Joe Colombo, i Fratelli Castiglioni, Ettore Sottsass, Enzo Mari, Bruno Munari, Angelo Mangiarotti, Vico Magistretti e Alessandro Mendini. Questi grandi maestri del design italiano non sono stati semplicemente autori di oggetti iconici o architetture innovative: sono stati interpreti consapevoli del proprio tempo, capaci di leggere le istanze della società e trasformarle in linguaggio progettuale.
Fin dagli anni Trenta e Quaranta, in piena epoca razionalista, alcuni di essi elaborano una visione dell’abitare fondata su funzionalità, rigore formale e sintesi tra arte e tecnica, contribuendo a costruire una cultura materiale moderna che riflette i valori di efficienza e ordine propri della società dell’epoca. Come dichiarava Franco Albini, "il rigore non è un limite, ma una condizione per la libertà del progetto", esprimendo una poetica della sobrietà funzionale che rifugge ogni decorativismo fine a sé stesso.
Con la ricostruzione postbellica e il successivo boom economico, il design italiano entra in una fase di crescita e consolidamento, segnata dalla fiducia nella produzione industriale, nella serialità e nella possibilità di migliorare la qualità della vita attraverso soluzioni progettuali accessibili e ben calibrate. È in questo contesto che emerge il pensiero di Marco Zanuso, per il quale "il design non è forma ma metodo", evidenziando la centralità del processo come strumento di razionalizzazione dell’abitare.
Negli anni Sessanta e Settanta, in un clima di tensione ideologica e fermento culturale, il design si evolve in strumento critico: si allontana dalle logiche del consumo per avvicinarsi a una dimensione etica, pedagogica e sperimentale. In questo contesto si inserisce l’opera di Enzo Mari, che affermava: "un oggetto ben progettato è un atto politico", a testimoniare la volontà di sottrarre il progetto all’omologazione del mercato e restituirgli valore sociale. Allo stesso modo, Bruno Munari ribadiva: "complicare è facile, semplificare è difficile", indicando nella chiarezza formale una responsabilità progettuale verso l’utente.
Il progetto diventa così linguaggio e provocazione, capace non solo di risolvere problemi funzionali, ma anche di stimolare riflessioni, scardinare abitudini consolidate e proporre nuovi modelli di comportamento. "Io non ho mai disegnato una lampada, ho sempre disegnato la luce" affermava Joe Colombo, suggerendo una visione dello spazio domestico come organismo dinamico, trasformabile, futuribile.
Con gli anni Ottanta e l’affermarsi del pensiero postmoderno, il progetto recupera una dimensione narrativa, simbolica ed emozionale. L’abitare non è più solo espressione razionale, ma diventa atto culturale, memoria e identità. "Il design è una forma di narrazione", scriveva Alessandro Mendini, ponendo al centro del progetto l’immaginazione, l’ironia, il riferimento colto e la dimensione emotiva. Allo stesso modo, Ettore Sottsass sosteneva: "Io non ho mai pensato che gli oggetti servano soltanto a risolvere dei problemi. Gli oggetti servono anche a comunicare delle emozioni".
Oggi, in un mondo dominato da digitalizzazione, domotica e sostenibilità ambientale, lo spazio domestico si trasforma in ambiente ibrido, in cui si intrecciano funzioni diverse – lavoro, riposo, tempo libero – e in cui la luce svolge un ruolo determinante nel garantire comfort visivo, benessere psicofisico ed efficienza energetica. Il progetto contemporaneo è chiamato a confrontarsi con nuove sfide: leggere contesti globalizzati, adattarsi a climi e culture differenti, operare all’interno di sistemi interconnessi e complessi.
L’eredità dei grandi maestri del design italiano si dimostra oggi quanto mai attuale. Le loro opere – nate in dialogo con i cambiamenti epocali del Novecento, dalla ricostruzione del dopoguerra alle utopie radicali degli anni Sessanta, fino all’avvento della società postindustriale – ci parlano di un progetto inteso come atto di responsabilità civile, culturale ed estetica. Oggetti, spazi e visioni diventano così manifesti culturali, capaci di coniugare etica e funzione, industria e arte, tradizione e avanguardia.
Riflettere sul loro contributo significa riscoprire il valore del disegno industriale come strumento per interpretare il presente e progettare con consapevolezza il futuro. In un’epoca in cui la tecnologia permea ogni gesto e la luce definisce la qualità della nostra esperienza quotidiana, il loro insegnamento si rivela fonte di ispirazione e guida critica, capace di plasmare comportamenti, generare significati e costruire identità.
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Questa sezione raccoglie una serie di approfondimenti storico-critici e culturali dedicati alle figure e ai contesti che hanno contribuito alla nascita e all’affermazione del lighting design come disciplina autonoma. I contenuti esplorano il ruolo di Piero Castiglioni nella definizione di un approccio progettuale in cui la luce diventa parte strutturale dell’architettura, e le origini sperimentali del lighting design italiano attraverso la ricerca di Livio Castiglioni, in cui luce e suono si configurano come linguaggi immateriali del progetto.
La sezione approfondisce inoltre il contributo dei Fratelli Castiglioni, collocandone il percorso culturale tra la Milano degli anni Trenta e lo sviluppo del design industriale italiano, e analizza il ruolo centrale dello Studio di via Presolana come laboratorio di sperimentazione e formazione per generazioni di progettisti della luce.
Il quadro si completa con una riflessione sui grandi maestri del progetto, dal razionalismo al postmoderno, mettendo in luce l’eredità culturale e metodologica che ha ridefinito il rapporto tra luce, spazio e abitare nella progettazione contemporanea.


























