Standard Technical Memoranda (TM) dell’IES: Codici, Struttura e Implicazioni Progettuali

Una guida tecnica all’uso e all’interpretazione dei documenti TM nel progetto illuminotecnico

Il seguente approfondimento è dedicato ai Technical Memoranda (TM) pubblicati dalla Illuminating Engineering Society (IES), una raccolta di documenti tecnici che definiscono metodologie, criteri di valutazione e linee guida operative su tematiche specifiche ed emergenti nel campo dell’illuminotecnica. Ogni documento è identificato da un codice univoco nel formato ANSI/IES TM-##-YY, in cui l’acronimo TM sta per Technical Memorandum, mentre le due cifre ## indicano il numero progressivo del documento all’interno della serie pubblicata dall’IES. Le ultime due cifre, YY, si riferiscono invece all’anno di pubblicazione o revisione più recente del documento stesso. Ad esempio, il codice ANSI/IES TM-30-24 identifica il trentesimo memorandum tecnico pubblicato dalla IES, aggiornato nel 2024, che tratta in maniera avanzata e articolata il tema della resa cromatica delle sorgenti luminose, superando le limitazioni storiche del CRI (CIE Ra). In precedenza, questo stesso documento era stato pubblicato nella sua prima versione con il codice TM-30-15, corrispondente all’anno 2015.

Per ciascun TM incluso in questa rassegna viene proposta una descrizione strutturata, che comprende l’obiettivo e l’ambito di applicazione, le connessioni normative e tecniche con altri standard di riferimento (come LM, CIE, ANSI, IEC), e le implicazioni progettuali per lighting designer, ingegneri, produttori e tecnici del settore. Tali documenti rappresentano un riferimento consolidato per la definizione di specifiche prestazionali, criteri di conformità e strumenti di calcolo, con un impatto diretto sulla progettazione illuminotecnica e sulla valutazione qualitativa e quantitativa delle soluzioni luminose. L’adozione dei TM IES garantisce l’allineamento con gli standard internazionali più aggiornati, assicurando al contempo interoperabilità dei dati, affidabilità delle misure e una maggiore trasparenza nei rapporti tra produttori, progettisti e committenti. Nell’attuale contesto normativo e tecnologico, i TM costituiscono dunque uno strumento essenziale per operare secondo criteri scientificamente fondati, in linea con le best practice riconosciute a livello globale.

  • Obiettivo e ambito - Il documento ANSI/IES TM-15-20 definisce un sistema fotometrico di classificazione per apparecchi destinati all’illuminazione esterna, con l’intento di fornire ai professionisti dati significativi sulla distribuzione del flusso luminoso all’interno di angoli solidi specifici. L’obiettivo primario è la mitigazione degli effetti negativi dell’illuminazione outdoor, quali inquinamento luminoso, abbagliamento e disturbo a residenti e fauna, attraverso un’analisi più dettagliata delle emissioni luminose. Questo standard supera il precedente concetto di "cut-off", ritenuto ormai obsoleto, introducendo un approccio più articolato e preciso alla valutazione fotometrica. Il modello proposto da TM-15-20 struttura la classificazione luminosa in tre componenti principali: Backlight, Uplight e Glare, analizzate secondo zone angolari ben definite, misurate in candela per kilolumen (cd/klm) o in percentuale sul flusso totale (ULR).
  • Connessioni con altri standard - Elemento centrale del TM-15 è l’introduzione degli indici B.U.G.Backlight, Uplight e Glare – che classificano rispettivamente la luce emessa verso il retro dell’apparecchio, verso l’alto, e in direzione frontale con potenziale abbagliamento. Questi indici sono oggi adottati come riferimento in numerose normative locali e internazionali relative al contenimento dell’inquinamento luminoso, e sono riconosciuti, ad esempio, dalle linee guida IDA (International Dark-Sky Association) per la selezione di apparecchi a basso impatto ambientale. Il TM-15 è inoltre citato in regolamenti energetici e normative nel settore trasporti, in particolare per i requisiti di illuminazione stradale sostenibile.
  • Implicazioni progettuali - Per Nel campo della progettazione illuminotecnica outdoor, il controllo della dispersione luminosa e la prevenzione dell’inquinamento luminoso rappresentano elementi fondamentali per garantire la qualità ambientale e il rispetto delle normative vigenti. Il BUG Rating (acronimo di Backlight, Uplight e Glare) è un sistema di classificazione introdotto dall’IESNA per valutare in modo quantitativo la luce emessa da un apparecchio in direzione di zone fotometriche indesiderate. Le tre componenti del BUG Rating si riferiscono a:

Backlight (B): misura l’emissione luminosa nella zona posteriore del corpo illuminante, rispetto alla direzione principale. Questa zona è suddivisa in sottozone angolari denominate BDZ (Backlight Distribution Zones), che comprendono angoli da 0° a 90° dietro l’apparecchio, suddivisi ulteriormente in Low, Medium, High e Very High Backlight.

Uplight (U): valuta l’emissione di luce verso l’alto, cioè oltre i 90° rispetto alla verticale. È suddivisa in due zone principali denominate UDZ (Uplight Distribution Zones): Low Uplight (90°–100°) e High Uplight (100°–180°). Questa componente è espressa in percentuale sul flusso totale emesso, nota anche come ULR – Upward Light Ratio.

Glare (G): analizza il potenziale abbagliamento percepito da osservatori in prossimità del piano orizzontale, valutando le emissioni in zone angolari definite come GDZ (Glare Distribution Zones), da 60° a 90° in avanti e lateralmente rispetto alla direzione principale del fascio.

BUG-Rating-Tabella

Ogni apparecchio può essere classificato con un valore numerico da 0 a 5 per ciascuna componente (es. B2-U0-G1), secondo soglie definite in cd/klm o in percentuale, come stabilito nella tabella di classificazione TM-15-20. Questi valori permettono di determinare rapidamente la conformità ambientale dell’apparecchio e la sua idoneità all’uso in ambienti sensibili, come parchi pubblici, zone residenziali o aree protette.

ANSI/IES TM-16-17 – Solid State Lighting: Sources and Systems

  • Obiettivo e ambito - Il documento ANSI/IES TM-16-17 fornisce una panoramica tecnica completa e aggiornata sulla tecnologia dell’illuminazione a stato solido (SSL), con particolare attenzione ai LED e ai relativi sistemi. Originariamente pubblicato nel 2005 e successivamente aggiornato nel 2017, il TM-16 raccoglie le informazioni più rilevanti relative alla storia evolutiva, alle prestazioni fotometriche e termiche, alle caratteristiche elettriche e ai principali ambiti applicativi delle sorgenti LED. Si configura come un documento informativo ed educativo, rivolto a progettisti, ingegneri e produttori, con l’obiettivo di fornire una base conoscitiva solida per comprendere le peculiarità dei LED rispetto alle sorgenti luminose tradizionali.
  • Connessioni con altri standard - Il TM-16 non introduce metodi di prova o protocolli normativi specifici, ma si pone come supporto concettuale e tecnico all’adozione coerente di altri standard IES e internazionali. Offrendo una descrizione approfondita dei principi di funzionamento dei LED, dei fenomeni di deprezzamento del flusso luminoso, della gestione termica e della struttura fotonica e chimica delle sorgenti, crea il background teorico necessario per comprendere e applicare norme quali IES LM-80 (misura del mantenimento del flusso) e IES TM-21 (proiezione della vita utile). Inoltre, il documento introduce una terminologia tecnica standardizzata che ha influenzato le classificazioni presenti in pubblicazioni normative di riferimento come quelle della CIE e della IEC.
  • Implicazioni progettuali - Per i lighting designer e i tecnici del settore, TM-16 rappresenta un manuale di riferimento che consente di effettuare scelte progettuali consapevoli nell’impiego delle sorgenti a LED. Ad esempio, la comprensione della relazione tra corrente di pilotaggio, temperatura di giunzione e decadimento luminoso permette di dimensionare correttamente gli impianti per garantire prestazioni stabili e lunga durata. Allo stesso modo, distinguere tra LED a emissione diretta e sistemi a fosfori è fondamentale per valutare con accuratezza parametri come l’indice di resa cromatica (CRI) o l’estensione del gamut cromatico. In sintesi, TM-16 fornisce ai professionisti un quadro conoscitivo condiviso, migliorando la comunicazione tra progettisti e produttori e favorendo l’integrazione efficace delle tecnologie SSL nel rispetto degli standard vigenti.

ANSI/IES TM-21-21 – Projecting Long-Term Luminous, Photon, and Radiant Flux Maintenance of LED Light Sources

  • Obiettivo e ambito - Il documento ANSI/IES TM-21-21 definisce il metodo ufficiale IES per la proiezione a lungo termine del mantenimento del flusso luminoso, del flusso fotonico e del flusso radiante emessi da sorgenti LED. Il metodo consente di estrapolare le curve di decadimento oltre la durata sperimentale dei test, al fine di stimare la vita utile operativa del LED in termini di indicatori come L70, L80, ecc. La proiezione si basa sui dati misurati secondo IES LM-80, che fornisce la caratterizzazione del comportamento dei LED in funzione del tempo e della temperatura. L’aggiornamento pubblicato nel 2021 ha ampliato il documento includendo dati di prova fino a 9.000 ore, provenienti da diversi produttori, con l’obiettivo di migliorare la robustezza statistica del metodo e di estenderne la validità anche ad altri tipi di flusso oltre al luminous flux.
  • Connessioni con altri standard - Il TM-21-21 è strettamente connesso al documento IES LM-80, che rappresenta la fonte primaria dei dati sperimentali utilizzati per le proiezioni. È inoltre complementare a TM-28, che estende la metodologia alle lampade e apparecchi completi, e a TM-26, focalizzato invece sulla valutazione dei guasti catastrofici dei LED. Questo approccio combinato consente una valutazione integrata della vita utile: da un lato la degradazione progressiva del flusso, dall’altro i guasti totali. A livello internazionale, pur non essendo ancora disponibile un equivalente normativo CIE, il TM-21 è spesso riconosciuto come metodo di riferimento de facto, ed è ufficialmente adottato da programmi di certificazione come ENERGY STAR e DesignLights Consortium (DLC), che lo richiedono come strumento obbligatorio per la dichiarazione delle performance a lungo termine dei prodotti LED.
  • Implicazioni progettuali - L’introduzione del TM-21-21 ha profondamente trasformato le pratiche di progettazione e specifica tecnica dei sistemi LED. Grazie a questo metodo, produttori, lighting designer e progettisti possono stimare in modo affidabile la vita utile delle sorgenti, anche in presenza di dati sperimentali limitati nel tempo. È ad esempio possibile dichiarare che una sorgente manterrà almeno il 70% del flusso iniziale dopo 50.000 ore (L70), a partire da misure raccolte su intervalli temporali molto più brevi. Questo consente di integrare i valori L70/L80 nei piani manutentivi, nei capitolati prestazionali e nei bandi di gara, contribuendo a definire la qualità, la durabilità e la sostenibilità dell’impianto. Inoltre, TM-21 ha fornito al mercato LED uno strumento condiviso di valutazione comparativa, riducendo l’incertezza progettuale e agevolando l’adozione di sorgenti ad alte prestazioni nei contesti più esigenti. La sua applicazione sistematica rappresenta oggi uno standard operativo irrinunciabile per chi progetta illuminazione architetturale, urbana, industriale o museale con criteri di durabilità e affidabilità a lungo termine.

IES TM-23-11 – Lighting Control Protocols

  • Obiettivo e ambito - Il documento ANSI/IES TM-23-11 si configura come una guida introduttiva completa alle tecnologie e ai protocolli per il controllo della luce, con l’obiettivo di offrire informazioni imparziali e aggiornate sulle potenzialità e i limiti delle diverse soluzioni di controllo dell’illuminazione. La finalità primaria è quella di aumentare il livello di consapevolezza tecnica tra progettisti, specificatori, installatori e integratori di sistema, promuovendo una maggiore integrazione funzionale dei sistemi di controllo (dimming, sensori, automazione) nei progetti di illuminazione. Il TM-23 analizza in modo sistematico l’architettura dei sistemi di controllo, i relativi componenti (interfacce utente, driver/ballast, controller, gateway), le tipologie di protocolli (analogici e digitali, unidirezionali e bidirezionali), nonché le principali tecnologie di dimmerazione disponibili sul mercato.
  • Connessioni con altri standard - Il TM-23 non introduce nuovi standard di protocollo, ma descrive in modo comparativo le tecnologie di controllo esistenti – tra cui 0-10 V analogico, DALI e DALI-2 (Digital Addressable Lighting Interface), DMX512, protocolli wireless, e i sistemi di building automation come BACnet e KNX – illustrandone le caratteristiche funzionali e le possibili modalità di coesistenza all’interno di uno stesso impianto. Fa riferimento alle norme tecniche di interoperabilità e conformità (ad esempio IEC 62386 per DALI e ANSI E1.11 per DMX), sottolineando anche l’importanza di processi come il commissioning. Inoltre, TM-23 richiama le best practice complementari a standard energetici e impiantistici, come ASHRAE 90.1 e IEC 60669 (per relè e dimmer), offrendo così un quadro normativo contestualizzato dal punto di vista del lighting designer.
  • Implicazioni progettuali - Per il progettista illuminotecnico, TM-23 costituisce una risorsa strategica per la selezione consapevole del sistema di controllo più adatto al contesto applicativo. La comprensione delle caratteristiche operative dei protocolli (ad esempio, DALI per il controllo indirizzabile con feedback, DMX per applicazioni scenografiche dinamiche, 0–10 V per retrofit semplici, o protocolli wireless per flessibilità e scalabilità) consente di evitare errori di specifica, valutare correttamente i vincoli infrastrutturali (come topologie, distanze, compatibilità), e garantire un’integrazione efficace con sensori e sistemi di gestione edificio (BMS). Il TM-23 promuove inoltre l’adozione di controlli avanzati per migliorare sia l’efficienza energetica (es. attraverso strategie di daylight harvesting) sia la qualità percettiva della luce (es. tramite scene personalizzate). In ultima analisi, il documento incoraggia un approccio multidisciplinare e integrato tra luce e controllo, rendendo i professionisti capaci di affrontare la complessità tecnologica dell’illuminazione contemporanea.

ANSI/IES TM-24-20 – An Optional Method for Adjusting the Recommended Illuminance for Visually Demanding Tasks (Categorie P–Y) Based on Light Source Spectrum

  • Obiettivo e ambito - Il documento ANSI/IES TM-24-20 introduce un metodo di calcolo opzionale finalizzato a considerare l’influenza dello spettro della sorgente luminosa sulla prestazione visiva in attività visive altamente esigenti. In particolare, il metodo descrive come la distribuzione spettrale di potenza (SPD) influenzi parametri fondamentali come la dimensione pupillare, l’acuità visiva e l’efficienza visiva in condizioni fotopiche. Sulla base di tali considerazioni, viene definito l’indice Equivalent Visual Efficiency (EVE), che permette – in contesti specifici – di modulare i livelli di illuminamento raccomandati in funzione dello spettro della sorgente, senza compromettere le prestazioni visive.
    L’ambito di applicazione riguarda i compiti visivi classificati nelle categorie da P a Y secondo la classificazione IES, ovvero attività caratterizzate da dettagli molto fini e/o basso contrasto, in cui precisione e rapidità sono essenziali (es. ambienti di controllo, tecnici o sanitari).
  • Connessioni con altri standard - Il TM-24-20 si inserisce nel quadro degli studi avanzati sulla relazione tra composizione spettrale della luce e prestazione visiva in ambito fotopico e mesopico. Estende il modello standard basato sulla curva V(λ) della CIE, integrando conoscenze più aggiornate sugli effetti della SPD sulla retina e sulla dinamica pupillare. Sebbene non ancora formalizzato all’interno di norme CIE o ISO, il TM-24-20 rappresenta un passo significativo verso l’integrazione dello spettro come parametro progettuale. Il metodo è complementare ai Recommended Practices IES: ad esempio, un progettista può giustificare variazioni ai valori di illuminamento raccomandati da documenti come IES RP-28 (uffici) o RP-29 (ambienti sanitari) qualora impieghi sorgenti a spettro ottimizzato per la visione di dettagli acromatici. Il documento fa inoltre riferimento a pubblicazioni internazionali quali CIE 191:2010 (visione mesopica) e CIE S 026:2018 (effetti non visivi della luce), pur mantenendo il focus specifico sulla visione acromatica in ambienti interni.
  • Implicazioni progettuali - Nella prassi corrente, i livelli di illuminamento vengono definiti ipotizzando sorgenti standard, senza tener conto della specifica composizione spettrale. Il TM-24-20 consente invece ai progettisti di ottimizzare l’illuminazione per compiti visivi critici, introducendo un fattore correttivo (EVE) che quantifica l’effetto spettrale sull’efficienza visiva. Ad esempio, in una sala di controllo dove si devono distinguere dettagli minimi su sfondi a basso contrasto, l’impiego di una sorgente ricca in componenti a corta lunghezza d’onda può favorire un restringimento pupillare, aumentando l’acuità visiva e permettendo pari prestazione visiva con un livello di illuminamento inferiore. Questo approccio consente di valorizzare sorgenti LED ad alta qualità spettrale in progetti specialistici, migliorando l’efficacia visiva senza aumentare i consumi energetici. È importante sottolineare che il TM-24-20 è uno strumento opzionale, applicabile solo in condizioni specifiche, ossia laddove il compito visivo sia estremamente critico e la scena prevalentemente acromatica. In prospettiva, il TM-24-20 rappresenta un’evoluzione metodologica che promuove l’inclusione dello spettro tra i criteri progettuali, anticipando l’eventuale definizione di future normative internazionali che integrino l’aspetto spettrale nella determinazione dei livelli illuminotecnici per interni.

ANSI/IES TM-26-20 (R2023) – Projecting Catastrophic Failure Rate of LED Packages

  • Obiettivo e ambito - Il documento ANSI/IES TM-26-20 definisce tre metodologie di analisi finalizzate alla stima del tasso di guasto catastrofico dei LED package nel tempo. A differenza del decadimento progressivo del flusso luminoso trattato in TM-21, il TM-26 si concentra sui guasti irreversibili, ovvero eventi in cui il LED cessa completamente di emettere luce. Questo approccio consente di prevedere, in modo quantitativo, la percentuale di LED che potrebbero spegnersi totalmente in un dato intervallo operativo. Il documento – sintetico ma altamente tecnico (8 pagine) – introduce concetti fondamentali dell’ingegneria dell’affidabilità elettronica, come la curva a vasca da bagno (bathtub curve), e propone modelli statistici per stimare i guasti durante la fase di tasso costante, tipica della metà vita utile di un sistema elettronico.
  • Connessioni con altri standard - Il TM-26-20 completa il quadro normativo IES relativo alla vita utile dei LED, integrandosi con: IES LM-80, che fornisce i dati sperimentali di decadimento del flusso; IES TM-21, che permette la proiezione a lungo termine di tale decadimento; IES TM-28, applicabile a moduli e apparecchi finiti. Mentre LM-80 e TM-21 si occupano della degradazione graduale delle prestazioni fotometriche, il TM-26 si focalizza sulla mortalità elettronica e sulla probabilità di guasti totali. Il documento si ispira ai modelli di affidabilità elettronica classica, come le distribuzioni esponenziale e Weibull, coerenti con normative internazionali come IEC 61709, Telcordia SR-332 e MIL-HDBK-217. Il TM-26 è anche considerato nei criteri di valutazione dell’affidabilità utilizzati da enti di certificazione come il DesignLights Consortium (DLC), contribuendo alla definizione dei requisiti per prodotti LED ad alta affidabilità.
  • Implicazioni progettuali - Per lighting designer, ingegneri elettronici e produttori di sistemi LED, TM-26-20 rappresenta uno strumento fondamentale per completare l’analisi della vita utile dei LED, includendo anche i guasti catastrofici, oltre al semplice decadimento del flusso. In fase di progettazione di sistemi complessi – come display a matrice, pannelli informativi, impianti industriali di grande scala o sistemi outdoor ad alta densità – conoscere la percentuale attesa di LED che smetteranno di funzionare in un dato periodo consente di ottimizzare i piani manutentivi, prevedere cicli di sostituzione, e garantire continuità operativa. Inoltre, TM-26-20 fornisce ai costruttori un riferimento rigoroso per estrapolare i risultati di test accelerati di vita utile, supportando dichiarazioni di affidabilità trasparenti e verificabili. Ne consegue la possibilità di integrare nei capitolati tecnici non solo i valori L70/L80 (provenienti da TM-21), ma anche stime percentuali di guasto a 50.000 o 100.000 ore, aumentando la fiducia del committente nella durabilità del sistema LED. In definitiva, TM-26-20 contribuisce a rafforzare la credibilità tecnica e commerciale delle soluzioni a LED, supportando un approccio ingegneristico basato su affidabilità predittiva e progettazione basata su rischio (risk-based design).

ANSI/IES TM-27-20 – IES Standard Format for the Electronic Transfer of Spectral Data

  • Obiettivo e ambito - Il documento ANSI/IES TM-27-20 definisce un formato standardizzato per la trasmissione elettronica di dati spettrali, basato su struttura XML (Extensible Markup Language), con l’obiettivo di facilitare l’interoperabilità tra laboratori, produttori, progettisti e software illuminotecnici. Fino alla pubblicazione di TM-27, esistevano formati standardizzati solo per i dati fotometrici (es. file .IES secondo LM-63) e per i dati elettronici dei componenti (es. LM-74), ma mancava una norma per lo scambio formale delle distribuzioni spettrali di potenza (SPD). TM-27-20 colma questa lacuna fornendo una struttura unificata per rappresentare, archiviare e trasferire in formato digitale: la SPD di una sorgente o apparecchio (irradianza o luminanza spettrale); la trasmittanza spettrale di filtri ottici; la riflettanza spettrale di superfici e materiali. Il formato include elementi XML per definire le lunghezze d’onda, i valori spettrali misurati, e metadati critici quali condizioni di misura, geometria, identificativo del campione, temperatura di colore, tempo di funzionamento, ecc. L’obiettivo è garantire portabilità, trasparenza e compatibilità con software tecnici e piattaforme di simulazione.
  • Connessioni con altri standard - TM-27-20 si inserisce nel corpus normativo IES dedicato ai formati digitali interoperabili, ed è complementare a IES TM-33, che definisce la rappresentazione XML dei dati fotometrici multidimensionali (inclusi intensità, colore, distribuzione spettrale e altro). A differenza di formati proprietari o di uso interno (es. file CSV, TXT, o tabelle non normalizzate), TM-27 propone un framework strutturato e scalabile per l’archiviazione e lo scambio di dati ottici, applicabile sia a sorgenti statiche sia a sistemi dinamici (es. LED dimmerabili o tunable white). A livello internazionale, non esisteva fino al 2020 un formato universalmente riconosciuto per i dati spettrali; formati consolidati come EULUMDAT si limitano alle grandezze fotometriche. TM-27-20 rappresenta quindi il primo tentativo normativo robusto per definire un linguaggio spettrale universale nel settore illuminotecnico, ed è plausibile che possa fungere da base per futuri standard ISO/CIE. L’adozione di TM-27 è incoraggiata anche da enti scientifici e metrologici come il NIST, che potrebbero usarlo come formato di riferimento per scambi di dati di calibrazione spettrale.
  • Implicazioni progettuali - Per lighting designer, laboratori fotometrici e sviluppatori di software di calcolo, TM-27-20 rappresenta un salto qualitativo nella gestione dei dati spettrali. Ottenere un file XML conforme a TM-27 da un produttore di LED o apparecchi consente di: Importare lo spettro reale in software che calcolano metriche avanzate (es. IES TM-30-20, Rf/Rg, Gamut Area, EML, CS, MEDI); Eseguire simulazioni più accurate in ambito HCL (Human-Centric Lighting) e rischio fotobiologico; Migliorare la resa cromatica nei rendering fotorealistici tramite motori di simulazione spettrale (es. Radiance, AGi32, Dialux Evo compatibile). Per i produttori di LED e apparecchi d’illuminazione, adottare il TM-27 significa standardizzare la comunicazione tecnica, offrendo al cliente dati completi e affidabili sulla composizione spettrale, specialmente per sorgenti tunable o multi-spettro. Ciò consente: Una comparazione oggettiva delle prestazioni; Una integrazione diretta nei workflow BIM e lighting design; La partecipazione a database condivisi o open data di SPD, con impatto positivo su trasparenza, innovazione e ricerca.

ANSI/IES TM-28-20 – Projecting Long-Term Luminous Flux Maintenance of LED Lamps and Luminaires

  • Obiettivo e ambito - Il documento ANSI/IES TM-28-20 definisce un metodo standardizzato per proiettare la durata fotometrica di prodotti LED completi, estendendo i principi già adottati per i singoli LED package (come in TM-21) alle lampade LED integrate e agli apparecchi di illuminazione finiti. TM-28 fornisce linee guida dettagliate per l’impostazione dei test di durata – inclusi campionamento, condizioni operative, cadenza delle misurazioni e durata minima delle prove – sia in laboratorio che in situ. Il documento prevede due approcci metodologici: 1) un metodo diretto, basato esclusivamente su dati misurati sull’apparecchio o sulla lampada in prova; 2) un metodo combinato, che integra i dati sperimentali sul prodotto finito con le curve di mantenimento dei LED interni (provenienti da LM-80), secondo i criteri di TM-21. Lo scopo è fornire una procedura affidabile per stimare la vita utile luminosa – ad esempio L70 a 50.000 ore – senza dover sostenere campagne sperimentali eccessivamente lunghe, bilanciando rigore statistico e sostenibilità economica del processo.
  • Connessioni con altri standard - TM-28-20 si integra pienamente nel quadro normativo IES per la valutazione della durata fotometrica dei sistemi LED. È direttamente collegato a IES LM-84, che stabilisce come misurare il mantenimento del flusso luminoso su lampade e apparecchi completi per periodi iniziali (es. 6.000–10.000 ore). A partire da questi dati, TM-28 fornisce le regole per l’estrapolazione oltre il periodo di test, sfruttando anche i dati LM-80 dei LED integrati e le formule previste da TM-21 per il decadimento a lungo termine. A livello internazionale, TM-28-20 è oggi lo standard di riferimento per la stima della vita utile di prodotti LED integrati. Anticipa e armonizza i criteri adottati da normative IEC, come IEC TR 63124, e da programmi volontari di certificazione quali ENERGY STAR e DesignLights Consortium (DLC), che richiedono espressamente l’applicazione di TM-28 per qualificare l’affidabilità dichiarata di lampade e apparecchi.
  • Implicazioni progettuali - Per i produttori, l’adozione del TM-28 consente di certificare la vita utile di un apparecchio LED combinando dati affidabili da test accelerati sul prodotto finito con le curve note dei LED integrati. Ciò permette, ad esempio, di dichiarare che un apparecchio mantiene almeno l’80% del flusso iniziale a 50.000 ore (L80) con un definito intervallo di confidenza, senza dover effettuare test della stessa durata. Questo approccio snellisce l’immissione sul mercato di nuovi apparecchi, riducendo i tempi di validazione e i costi, pur mantenendo solidità scientifica nelle dichiarazioni. Dal punto di vista dei progettisti, committenti e gestori di impianti, TM-28 fornisce un criterio oggettivo e condiviso per valutare la durata reale dei prodotti LED. Le dichiarazioni di vita utile basate su questo standard sono fondate su metodologie validate dall’IES, superando le proiezioni arbitrarie spesso utilizzate in passato. Ciò consente di inserire nei capitolati tecnici requisiti come L70 o L80 secondo TM-28, sapendo che si tratta di stime supportate da dati di prova e metodi di calcolo ufficiali. In sintesi, TM-28-20 rafforza la trasparenza e l’affidabilità delle prestazioni dichiarate dai produttori, supportando le esigenze di manutenibilità, pianificazione economica e sostenibilità a lungo termine per l’intero ciclo di vita dell’impianto.

ANSI/IES TM-30-24 – IES Method for Evaluating Light Source Color Rendition

  • Obiettivo e ambito - Lo standard ANSI/IES TM-30-24, pubblicato nella sua versione più recente nel 2024 e riconosciuto come standard nazionale ANSI, definisce un metodo completo, scientificamente fondato e multidimensionale per valutare la resa cromatica delle sorgenti luminose, superando i limiti del tradizionale indice di resa cromatica CRI (CIE Ra). TM-30 introduce un set di metriche avanzate, tra cui: Rf (Fidelity Index): misura la fedeltà cromatica media, aggiornata rispetto al CRI per numero e distribuzione dei campioni; Rg (Gamut Index): descrive la saturazione media rispetto a un riferimento standard; Rcs,hj e Rfhj: valutano rispettivamente il cambiamento di croma e la fedeltà cromatica locale per 16 intervalli di tonalità (hue bins). Il documento fornisce inoltre rappresentazioni grafiche avanzate, come il Color Vector Graphic (CVG) e la Gamut Area Graphic (GAG), che consentono di visualizzare l’impatto della sorgente sulla saturazione e tonalità dei colori, in modo molto più ricco rispetto al semplice valore CRI. TM-30-24 è applicabile a qualsiasi sorgente bianca o colorata per illuminazione generale, e si è progressivamente affermato come riferimento internazionale per la valutazione oggettiva della qualità della luce dal punto di vista cromatico.
  • Connessioni con altri standard - TM-30 ha avuto un impatto significativo sulla comunità scientifica e normativa internazionale. Il suo indice di fedeltà Rf è stato preso in esame dalla CIE, che ne ha riconosciuto la validità nella pubblicazione CIE 224:2017, introducendo un proprio indice simile basato sulle stesse premesse. Organismi come ENERGY STAR, DesignLights Consortium (DLC) e standard volontari quali il WELL Building Standard e i documenti della International Dark-Sky Association (IDA) accettano oggi Rf e Rg come metriche alternative o complementari al CRI nei requisiti tecnici per i LED. In ambito statunitense, TM-30 è coerente con standard come ANSI C78.377, che definisce le specifiche cromatiche per i LED, e si integra perfettamente con parametri come il Duv (distanza dal locus planckiano), utile per la valutazione della qualità della luce bianca. TM-30 è considerato uno degli standard IES a più forte influenza normativa internazionale, e la sua adozione da parte della CIE in un sistema unificato globale è oggi un’ipotesi concreta.
  • Implicazioni progettuali - Per i lighting designer, specificatori e committenti, TM-30 rappresenta uno strumento professionale di nuova generazione, che consente di selezionare le sorgenti luminose in funzione della qualità cromatica desiderata, in modo quantificabile, applicativo e contestuale. Ad esempio, un progettista può richiedere che l’illuminazione di un ambiente retail o ospitality raggiunga Rf ≥ 90 (elevata fedeltà cromatica) e Rg ≥ 105 (colore vivace), oppure verificare che le tonalità della pelle umana o delle opere d’arte non siano sovrasaturate in ambienti come musei, showroom o cliniche. TM-30 consente anche di confrontare in modo oggettivo e trasparente diverse sorgenti LED, utilizzando i file spettrali reali e i calcolatori ufficiali forniti da IES, disponibili come strumenti open-access o integrati nei software di illuminotecnica. Dal lato dei produttori, TM-30 ha stimolato la progettazione di LED con fosfori ottimizzati, dando origine a sorgenti distinte per elevata fedeltà (LED per musei, archivi, healthcare) o per gamut espanso (LED per retail, moda, alimentare). Le specifiche commerciali ora includono sempre più spesso Rf, Rg e grafici CVG, come parte integrante delle schede tecniche. In sintesi, TM-30-24 costituisce oggi lo standard di riferimento per la resa cromatica avanzata, rendendo la qualità della luce misurabile in più dimensioni, coerente con l’approccio multidisciplinare del lighting design contemporaneo. Ne consegue la possibilità di progettare esperienze visive calibrate, rispondenti sia ai requisiti funzionali sia a quelli emozionali, e di promuovere normative più raffinate che vadano oltre la mera conformità al CRI, puntando a un’illuminazione più sensibile, percettiva e orientata all’utente finale.

ANSI/IES TM-32-24 – Lighting Parameters for Building Information Modeling

  • Obiettivo e ambito - Il documento ANSI/IES TM-32-24 definisce una struttura standardizzata dei parametri tecnici associati agli oggetti “luminaire” (apparecchi di illuminazione) nei modelli digitali BIM (Building Information Modeling). Lo standard nasce dall’esigenza di armonizzare le informazioni tecniche che descrivono gli apparecchi illuminanti, spesso gestite in modo eterogeneo da produttori, progettisti e software authoring BIM, con conseguenti problemi di interoperabilità, ambiguità e incompletezza nei flussi informativi. TM-32-24 propone quindi un set minimo condiviso di attributi per ogni oggetto BIM di tipo apparecchio di illuminazione, specificandone: 1) nome del parametro; 2) descrizione tecnica; 3) unità di misura, 4) formato dati. I campi raccomandati includono, tra gli altri: flusso luminoso nominale, potenza assorbita, temperatura di colore (CCT), indice di resa cromatica (CRI o Rf), curva fotometrica associata, codice articolo, dimensioni fisiche, tipo di manutenzione, classe di isolamento, e informazioni sulla compatibilità del sistema di controllo. Il documento si rivolge sia a produttori che realizzano librerie BIM dei propri prodotti, sia a lighting designer e ingegneri che costruiscono famiglie parametriche per l’uso in progetti, sia agli sviluppatori di piattaforme BIM.
  • Connessioni con altri standard - TM-32-24 rappresenta il primo riferimento formale dell’industria illuminotecnica per l’integrazione coerente tra dati tecnici e oggetti BIM, e si colloca a complemento di: IES TM-33, che definisce il formato XML per i dati fotometrici strutturati, compatibili con l’associazione in ambienti BIM; standard BIM internazionali, come IFC (Industry Foundation Classes) sviluppato da buildingSMART International, e modelli di parametri definiti nei template Revit o nei CDE (Common Data Environment). Sebbene TM-32 non sia ancora formalmente integrato in uno standard ISO o CIE, rappresenta un documento di riferimento trasversale che potrebbe influenzare futuri sviluppi normativi nel campo dell’interoperabilità BIM/Lighting. La sua adozione può inoltre facilitare la convergenza tra standard illuminotecnici (IES, IEC, CIE) e ambienti digitali condivisi in progetti architettonici e infrastrutturali
  • Implicazioni progettuali - L’adozione di TM-32-24 consente ai professionisti dell’illuminazione di integrare in modo nativo informazioni tecniche coerenti nei modelli BIM, migliorando l’efficienza dell’intero processo progettuale e riducendo la necessità di reinserire o ricercare manualmente dati in fasi successive. Per i lighting designer, ciò si traduce nella possibilità di: 1) lavorare con famiglie parametriche complete e standardizzate; 2) garantire l’accessibilità immediata a fotometrie, potenze, flussi e codici di manutenzione; 3) generare in modo automatico computi metrici, report di prestazione e analisi energetiche. Per i produttori, adeguarsi al TM-32 significa offrire oggetti BIM perfettamente integrabili nei workflow digitali dei progettisti, aumentandone la probabilità di specifica e semplificando la digitalizzazione del catalogo tecnico. Inoltre, per i committenti e i gestori di asset (facility manager), un modello conforme a TM-32 consente una tracciabilità completa dell’inventario illuminotecnico, supportando attività di: 1) manutenzione programmata; 2) sostituzione componenti; 3) verifica delle prestazioni installate nel tempo.
    In sintesi, ANSI/IES TM-32-24 rappresenta un passo fondamentale per la convergenza tra progettazione illuminotecnica e modellazione digitale interoperabile, sostenendo la transizione verso una gestione integrata, collaborativa e standardizzata dell’informazione illuminotecnica nell’ambiente BIM.

ANSI/IES TM-33-23 – Standard Format for the Electronic Transfer of Luminaire Optical Data

  • Obiettivo e ambito - Il documento ANSI/IES TM-33-23 definisce un formato dati avanzato basato su XML per lo scambio digitale delle informazioni fotometriche, radiometriche e colorimetriche relative agli apparecchi di illuminazione. TM-33 nasce come evoluzione strutturale e funzionale del tradizionale formato .IES (definito da IES LM-63), largamente utilizzato per rappresentare la distribuzione fotometrica in forma tabellare ma limitato nell’estensibilità e nell’interoperabilità. Il formato TM-33 introduce un modello dati gerarchico e leggibile da macchina, progettato per: 1) descrivere in modo esaustivo la distribuzione luminosa in 2D o 3D; 2) includere metadati tecnici fondamentali (norme di misura, condizioni di laboratorio, posizionamento); 3) gestire più versioni o configurazioni fotometriche (es. stato emergenza/on/off, CCT variabile); 4) supportare integrazione con dati spettrali o parametri BIM. L’obiettivo è garantire completezza, trasparenza e interoperabilità nell’ecosistema digitale dell’illuminazione professionale.
  • Connessioni con altri standard - TM-33-23 è concepito per sostituire progressivamente il formato .IES (LM-63) pur mantenendo compatibilità retroattiva tramite strumenti di conversione automatica. È coerente con l’architettura dati promossa in TM-32 (parametri per oggetti BIM), e integra concetti evoluti provenienti da precedenti esperienze come IESXML, sviluppato in ambiente nordamericano, e da formati paralleli come EULUMDAT (.ldt), molto diffuso in ambito europeo. L’adozione del formato TM-33 da parte di software professionali (es. DIALux EVO, Relux, AGi32, Rhino/Grasshopper) è in rapido progresso, con l’obiettivo di convergere su un linguaggio unificato per la descrizione ottica che possa essere integrato nativamente anche nei modelli BIM (IFC) e nei CDE (Common Data Environment) dei progetti digitalizzati. TM-33 è rilasciato come standard gratuito, per facilitarne l’adozione estesa a livello globale. In prospettiva, la sua struttura potrebbe essere recepita da IEC per armonizzare lo scambio dati fotometrici nei futuri standard internazionali di prodotto e prova.
  • Implicazioni progettuali - Per il settore illuminotecnico, TM-33-23 segna una svolta verso la piena interoperabilità digitale. Per i lighting designer, significa poter disporre di file unificati, ricchi di informazioni e facilmente leggibili da software di calcolo e simulazione, riducendo drasticamente le ambiguità interpretative e gli errori legati a formati proprietari, conversioni manuali o assenza di metadati. Per i produttori, adottare TM-33 consente di: 1) distribuire un singolo file XML strutturato contenente tutte le varianti ottiche di un prodotto (es. flussi diversi, temperature di colore, moduli dimmerabili, versioni di emergenza); 2) includere parametri aggiuntivi come norme di prova, efficacia luminosa, dimensioni fotometriche, riferimenti normativi, migliorando la trasparenza tecnico-commerciale; 3) supportare direttamente l’integrazione nei modelli BIM e nei sistemi di gestione digitale del progetto.
    TM-33 è inoltre adatto a estensioni future, inclusi dati per: 1) valutazione circadiana (es. EML, CS); 2) simulazioni energetiche integrabili nei modelli BEM (Building Energy Modeling); 3) verifiche di conformità CAM, WELL o EN 12464-1, attraverso tag normativi inseriti nei metadati. In sintesi, TM-33-23 è lo standard di riferimento per la digitalizzazione avanzata dei dati ottici, fondamentale per chiunque operi nella filiera dell’illuminazione – dal laboratorio di prova al progettista, dal produttore all’infrastruttura BIM. Preparando il settore a un futuro in cui i dati fotometrici sono nativamente interoperabili, TM-33 favorisce efficienza progettuale, trasparenza tecnica e un mercato dell’illuminazione più integrato, intelligente e verificabile.

ANSI/IES TM-39-25 – Quantification and Specification of Visual Responses to Temporal Light Modulation (a.k.a. Flicker)

  • Obiettivo e ambito - Il documento TM-39-25 definisce un sistema unificato per la quantificazione e la specificazione degli effetti visivi legati alla modulazione temporale della luce (nota anche come flicker, in senso ampio). L’obiettivo è fornire agli operatori del settore (progettisti, produttori, laboratori) una base tecnica condivisa per: 1) calcolare metriche affidabili a partire da misure temporali della luminanza o della potenza emessa da una sorgente; 2) valutare la percezione soggettiva del flicker e i suoi effetti stroboscopici in condizioni reali d’uso; 3) specificare limiti prestazionali nei capitolati tecnici e nei requisiti di conformità. Le principali metriche standardizzate da TM-39 includono: 1) Mₚ (Modulation Percent Perceived): valuta la profondità della modulazione percepita a frequenze significative, introducendo una pesatura percettiva; 2) SVM (Stroboscopic Visibility Measure): quantifica la visibilità dell’effetto stroboscopico generato da sorgenti PWM su oggetti in movimento; 3) PAVM (Percent Above Visual threshold Modulation): esprime la percentuale del segnale che supera la soglia di visibilità del flicker, utile per valutazioni soggettive. Le formule di calcolo vengono derivate da misure effettuate secondo lo standard IES LM-90-23, che stabilisce i requisiti tecnici per la rilevazione temporale del flusso luminoso mediante fotodiodi ad alta velocità, sampling coerente, filtraggi e tecniche di windowing.
  • Connessioni con altri standard - TM-39 si pone in continuità e consolidamento rispetto a standard preesistenti: IEEE 1789-2015: aveva introdotto limiti raccomandati di flicker per la salute umana in funzione della frequenza; IEC TR 61547-1:2017: proponeva l’uso di SVM come metrica per l’effetto stroboscopico, ma senza standardizzare il metodo di calcolo; IES LM-90-23: stabilisce la base metrologica da cui TM-39 parte per le elaborazioni dei segnali. TM-39 formalizza e armonizza queste metriche in un formato unificato e replicabile, offrendo coerenza tra misurazione e specifica, condizione indispensabile per garantire confrontabilità dei dati tra diversi produttori e laboratori. Inoltre, costituisce un riferimento operativo per l’inserimento di criteri flicker-free all’interno di protocolli di qualità, CAM Edilizia, WELL Building Standard (v2 Feature L04), DesignLights Consortium (DLC) e specifiche per ambienti sensibili (es. sanità, educazione, industria meccanica).
  • Implicazioni progettuali - TM-39-25 fornisce strumenti operativi per valutare in modo scientifico e oggettivo il rischio di flicker nei sistemi di illuminazione a LED, con applicabilità diretta nei seguenti ambiti: 1) Progettazione illuminotecnica: I lighting designer possono ora inserire limiti precisi nei capitolati, come ad esempio Mₚ < 0,05 o SVM < 1,0, a seconda del contesto applicativo (uffici, ambienti produttivi, scolastici, retail ad alta esposizione visiva). 2) Produzione e testing LED/driver: I produttori possono testare i propri apparecchi con la garanzia che i dati di flicker saranno calcolati in modo trasparente, riproducibile e certificabile, anche in caso di dimmerazione PWM. 3) Certificazione e controllo qualità: I laboratori accreditati possono adottare LM-90 + TM-39 come base per rapporti ufficiali da includere nella documentazione tecnica o da allegare a richieste di conformità normativa (es. CAM o requisiti di gara). 4) Salute e sicurezza: In ambienti con esposizione prolungata alla luce artificiale o con presenza di dispositivi in movimento (macchine utensili, ventilatori, trasportatori), i valori di SVM o PAVM diventano fondamentali per prevenire disagi, malesseri e rischi legati al flicker stroboscopico. In sintesi, TM-39-25 rappresenta lo standard di riferimento per l’analisi e la gestione del flicker, permettendo un approccio scientifico, multidimensionale e integrabile alla progettazione di illuminazione visivamente confortevole.
    La sua adozione sistematica permette di elevarsi rispetto a semplici limiti numerici (es. % di modulazione o frequenza), abbracciando un modello percettivo validato e adatto alle sfide poste dall’illuminazione a LED in ambienti ad alta sensibilità visiva.

ANSI/IES TM-40-24 – IES Method for Determining Correlated Color Temperature (CCT) and Distance from the Planckian Locus (D<sub>uv</sub>)

  • Obiettivo e ambito - Lo standard TM-40-24 fornisce una metodologia ufficiale e formalmente approvata per determinare in modo coerente la temperatura di colore correlata (CCT) e la distanza dal locus planckiano (D<sub>uv</sub>), a partire dalle coordinate cromatiche di una sorgente luminosa. Sebbene CCT e D<sub>uv</sub> siano parametri largamente utilizzati in illuminotecnica, prima di TM-40 non esisteva un metodo univoco formalizzato da un ente normativo per il loro calcolo. In assenza di una procedura standard, venivano adottate varianti algoritmiche diverse (es. approssimazioni come quella di McCamy), generando discrepanze tra software, datasheet e strumenti di misura. Con TM-40-24, l’IES colma questa lacuna, introducendo un approccio rigoroso basato su: 1) coordinate (x, y) del diagramma CIE 1931 oppure (u', v') del diagramma CIE 1960 UCS; 2) interpolazioni con la curva planckiana; 3) formule iterative con criteri di accuratezza definiti; 4) calcolo esplicito del valore D<sub>uv</sub>, ovvero la distanza ortogonale del punto di cromaticità dalla curva del corpo nero. Il documento include anche una revisione aggiornata degli studi scientifici che giustificano il metodo scelto e chiarimenti su limiti e interpretabilità di CCT e D<sub>uv</sub>.
  • Connessioni con altri standard - TM-40-24 si inserisce in un quadro normativo internazionale che, fino ad ora, non aveva prodotto specifiche operative complete su questi parametri: La CIE (Commission Internationale de l’Éclairage), pur avendo introdotto i concetti di CCT e cromaticità fin da CIE 15 e CIE 13.3, non aveva mai definito un algoritmo vincolante; ANSI C78.377 ha impiegato da tempo D<sub>uv</sub> per classificare i bianchi nei LED binning schemes, ma TM-40 ne formalizza il calcolo con precisione algoritmica; TM-40 risulta particolarmente sinergico con TM-30-24, che valuta la resa cromatica a partire dallo spettro: TM-30 dipende dall’accuratezza di CCT e D<sub>uv</sub>, che ora può essere garantita attraverso TM-40. Lo standard è stato concepito per una implementazione universale: produttori di LED, software di simulazione, spettrofotometri, sistemi BIM e database di apparecchi possono ora utilizzare una metodologia coerente e certificabile, migliorando la trasparenza e la comparabilità delle specifiche di prodotto. Non esistono ancora equivalenti CIE o ISO, ma l'adozione di TM-40 potrebbe orientare futuri aggiornamenti normativi internazionali.
  • Implicazioni progettuali - L’adozione di TM-40-24 produce benefici tangibili lungo l’intero processo progettuale: Per i lighting designer, significa poter contare su valori di CCT e D<sub>uv</sub> univoci, confrontabili e tecnicamente affidabili. Un progetto che specifica “CCT = 4000 K ± 100 K, D<sub>uv</sub> compreso tra –0,003 e +0,003 secondo TM-40” fornisce criteri chiari e verificabili ai fornitori. Per i produttori, permette di dichiarare le caratteristiche cromatiche dei prodotti LED in modo uniforme e conforme a uno standard ANSI, aumentando la credibilità commerciale e riducendo ambiguità tecniche. Per i laboratori fotometrici e metrologici, consente di applicare una procedura tracciabile e documentata, integrabile in report ufficiali, assicurando coerenza tra strumenti diversi (es. misure spettrofotometriche vs simulazioni). Per la committenza, implica una maggiore affidabilità nella percezione cromatica effettiva dell’impianto, soprattutto in contesti dove l’uniformità e la fedeltà del colore sono critiche: illuminazione museale, ospedaliera, retail, hospitality di fascia alta. Un ulteriore vantaggio di TM-40 è la sua chiarezza nel definire le limitazioni della CCT come metrica, sottolineando che piccole differenze in Kelvin possono non essere percettibili, mentre il D<sub>uv</sub> riflette deviazioni qualitative significative (es. tonalità verdastre o rosate), spesso sottovalutate nel confronto di prodotti. In sintesi, TM-40-24 non introduce nuovi concetti, ma stabilisce per la prima volta un linguaggio comune e standardizzato per due parametri fondamentali nella progettazione della luce. La sua adozione promuove una maggiore rigore colorimetrico, coerenza di specifica e interoperabilità dei dati tra strumenti, software e documenti tecnici, rendendo la progettazione illuminotecnica più precisa, trasparente e orientata alla qualità percepita.

Standard Technical Memoranda (TM) dell’IES: Codici, Struttura e Implicazioni Progettuali

Una guida tecnica all’uso e all’interpretazione dei documenti TM nel progetto illuminotecnico

Il seguente approfondimento è dedicato ai Technical Memoranda (TM) pubblicati dalla Illuminating Engineering Society (IES), una raccolta di documenti tecnici che definiscono metodologie, criteri di valutazione e linee guida operative su tematiche specifiche ed emergenti nel campo dell’illuminotecnica. Ogni documento è identificato da un codice univoco nel formato ANSI/IES TM-##-YY, in cui l’acronimo TM sta per Technical Memorandum, mentre le due cifre ## indicano il numero progressivo del documento all’interno della serie pubblicata dall’IES. Le ultime due cifre, YY, si riferiscono invece all’anno di pubblicazione o revisione più recente del documento stesso. Ad esempio, il codice ANSI/IES TM-30-24 identifica il trentesimo memorandum tecnico pubblicato dalla IES, aggiornato nel 2024, che tratta in maniera avanzata e articolata il tema della resa cromatica delle sorgenti luminose, superando le limitazioni storiche del CRI (CIE Ra). In precedenza, questo stesso documento era stato pubblicato nella sua prima versione con il codice TM-30-15, corrispondente all’anno 2015.

Per ciascun TM incluso in questa rassegna viene proposta una descrizione strutturata, che comprende l’obiettivo e l’ambito di applicazione, le connessioni normative e tecniche con altri standard di riferimento (come LM, CIE, ANSI, IEC), e le implicazioni progettuali per lighting designer, ingegneri, produttori e tecnici del settore. Tali documenti rappresentano un riferimento consolidato per la definizione di specifiche prestazionali, criteri di conformità e strumenti di calcolo, con un impatto diretto sulla progettazione illuminotecnica e sulla valutazione qualitativa e quantitativa delle soluzioni luminose. L’adozione dei TM IES garantisce l’allineamento con gli standard internazionali più aggiornati, assicurando al contempo interoperabilità dei dati, affidabilità delle misure e una maggiore trasparenza nei rapporti tra produttori, progettisti e committenti. Nell’attuale contesto normativo e tecnologico, i TM costituiscono dunque uno strumento essenziale per operare secondo criteri scientificamente fondati, in linea con le best practice riconosciute a livello globale.

  • Obiettivo e ambito - Il documento ANSI/IES TM-15-20 definisce un sistema fotometrico di classificazione per apparecchi destinati all’illuminazione esterna, con l’intento di fornire ai professionisti dati significativi sulla distribuzione del flusso luminoso all’interno di angoli solidi specifici. L’obiettivo primario è la mitigazione degli effetti negativi dell’illuminazione outdoor, quali inquinamento luminoso, abbagliamento e disturbo a residenti e fauna, attraverso un’analisi più dettagliata delle emissioni luminose. Questo standard supera il precedente concetto di "cut-off", ritenuto ormai obsoleto, introducendo un approccio più articolato e preciso alla valutazione fotometrica. Il modello proposto da TM-15-20 struttura la classificazione luminosa in tre componenti principali: Backlight, Uplight e Glare, analizzate secondo zone angolari ben definite, misurate in candela per kilolumen (cd/klm) o in percentuale sul flusso totale (ULR).
  • Connessioni con altri standard - Elemento centrale del TM-15 è l’introduzione degli indici B.U.G.Backlight, Uplight e Glare – che classificano rispettivamente la luce emessa verso il retro dell’apparecchio, verso l’alto, e in direzione frontale con potenziale abbagliamento. Questi indici sono oggi adottati come riferimento in numerose normative locali e internazionali relative al contenimento dell’inquinamento luminoso, e sono riconosciuti, ad esempio, dalle linee guida IDA (International Dark-Sky Association) per la selezione di apparecchi a basso impatto ambientale. Il TM-15 è inoltre citato in regolamenti energetici e normative nel settore trasporti, in particolare per i requisiti di illuminazione stradale sostenibile.
  • Implicazioni progettuali - Per Nel campo della progettazione illuminotecnica outdoor, il controllo della dispersione luminosa e la prevenzione dell’inquinamento luminoso rappresentano elementi fondamentali per garantire la qualità ambientale e il rispetto delle normative vigenti. Il BUG Rating (acronimo di Backlight, Uplight e Glare) è un sistema di classificazione introdotto dall’IESNA per valutare in modo quantitativo la luce emessa da un apparecchio in direzione di zone fotometriche indesiderate. Le tre componenti del BUG Rating si riferiscono a:

Backlight (B): misura l’emissione luminosa nella zona posteriore del corpo illuminante, rispetto alla direzione principale. Questa zona è suddivisa in sottozone angolari denominate BDZ (Backlight Distribution Zones), che comprendono angoli da 0° a 90° dietro l’apparecchio, suddivisi ulteriormente in Low, Medium, High e Very High Backlight.

Uplight (U): valuta l’emissione di luce verso l’alto, cioè oltre i 90° rispetto alla verticale. È suddivisa in due zone principali denominate UDZ (Uplight Distribution Zones): Low Uplight (90°–100°) e High Uplight (100°–180°). Questa componente è espressa in percentuale sul flusso totale emesso, nota anche come ULR – Upward Light Ratio.

Glare (G): analizza il potenziale abbagliamento percepito da osservatori in prossimità del piano orizzontale, valutando le emissioni in zone angolari definite come GDZ (Glare Distribution Zones), da 60° a 90° in avanti e lateralmente rispetto alla direzione principale del fascio.

BUG-Rating-Tabella

Ogni apparecchio può essere classificato con un valore numerico da 0 a 5 per ciascuna componente (es. B2-U0-G1), secondo soglie definite in cd/klm o in percentuale, come stabilito nella tabella di classificazione TM-15-20. Questi valori permettono di determinare rapidamente la conformità ambientale dell’apparecchio e la sua idoneità all’uso in ambienti sensibili, come parchi pubblici, zone residenziali o aree protette.

ANSI/IES TM-16-17 – Solid State Lighting: Sources and Systems

  • Obiettivo e ambito - Il documento ANSI/IES TM-16-17 fornisce una panoramica tecnica completa e aggiornata sulla tecnologia dell’illuminazione a stato solido (SSL), con particolare attenzione ai LED e ai relativi sistemi. Originariamente pubblicato nel 2005 e successivamente aggiornato nel 2017, il TM-16 raccoglie le informazioni più rilevanti relative alla storia evolutiva, alle prestazioni fotometriche e termiche, alle caratteristiche elettriche e ai principali ambiti applicativi delle sorgenti LED. Si configura come un documento informativo ed educativo, rivolto a progettisti, ingegneri e produttori, con l’obiettivo di fornire una base conoscitiva solida per comprendere le peculiarità dei LED rispetto alle sorgenti luminose tradizionali.
  • Connessioni con altri standard - Il TM-16 non introduce metodi di prova o protocolli normativi specifici, ma si pone come supporto concettuale e tecnico all’adozione coerente di altri standard IES e internazionali. Offrendo una descrizione approfondita dei principi di funzionamento dei LED, dei fenomeni di deprezzamento del flusso luminoso, della gestione termica e della struttura fotonica e chimica delle sorgenti, crea il background teorico necessario per comprendere e applicare norme quali IES LM-80 (misura del mantenimento del flusso) e IES TM-21 (proiezione della vita utile). Inoltre, il documento introduce una terminologia tecnica standardizzata che ha influenzato le classificazioni presenti in pubblicazioni normative di riferimento come quelle della CIE e della IEC.
  • Implicazioni progettuali - Per i lighting designer e i tecnici del settore, TM-16 rappresenta un manuale di riferimento che consente di effettuare scelte progettuali consapevoli nell’impiego delle sorgenti a LED. Ad esempio, la comprensione della relazione tra corrente di pilotaggio, temperatura di giunzione e decadimento luminoso permette di dimensionare correttamente gli impianti per garantire prestazioni stabili e lunga durata. Allo stesso modo, distinguere tra LED a emissione diretta e sistemi a fosfori è fondamentale per valutare con accuratezza parametri come l’indice di resa cromatica (CRI) o l’estensione del gamut cromatico. In sintesi, TM-16 fornisce ai professionisti un quadro conoscitivo condiviso, migliorando la comunicazione tra progettisti e produttori e favorendo l’integrazione efficace delle tecnologie SSL nel rispetto degli standard vigenti.

ANSI/IES TM-21-21 – Projecting Long-Term Luminous, Photon, and Radiant Flux Maintenance of LED Light Sources

  • Obiettivo e ambito - Il documento ANSI/IES TM-21-21 definisce il metodo ufficiale IES per la proiezione a lungo termine del mantenimento del flusso luminoso, del flusso fotonico e del flusso radiante emessi da sorgenti LED. Il metodo consente di estrapolare le curve di decadimento oltre la durata sperimentale dei test, al fine di stimare la vita utile operativa del LED in termini di indicatori come L70, L80, ecc. La proiezione si basa sui dati misurati secondo IES LM-80, che fornisce la caratterizzazione del comportamento dei LED in funzione del tempo e della temperatura. L’aggiornamento pubblicato nel 2021 ha ampliato il documento includendo dati di prova fino a 9.000 ore, provenienti da diversi produttori, con l’obiettivo di migliorare la robustezza statistica del metodo e di estenderne la validità anche ad altri tipi di flusso oltre al luminous flux.
  • Connessioni con altri standard - Il TM-21-21 è strettamente connesso al documento IES LM-80, che rappresenta la fonte primaria dei dati sperimentali utilizzati per le proiezioni. È inoltre complementare a TM-28, che estende la metodologia alle lampade e apparecchi completi, e a TM-26, focalizzato invece sulla valutazione dei guasti catastrofici dei LED. Questo approccio combinato consente una valutazione integrata della vita utile: da un lato la degradazione progressiva del flusso, dall’altro i guasti totali. A livello internazionale, pur non essendo ancora disponibile un equivalente normativo CIE, il TM-21 è spesso riconosciuto come metodo di riferimento de facto, ed è ufficialmente adottato da programmi di certificazione come ENERGY STAR e DesignLights Consortium (DLC), che lo richiedono come strumento obbligatorio per la dichiarazione delle performance a lungo termine dei prodotti LED.
  • Implicazioni progettuali - L’introduzione del TM-21-21 ha profondamente trasformato le pratiche di progettazione e specifica tecnica dei sistemi LED. Grazie a questo metodo, produttori, lighting designer e progettisti possono stimare in modo affidabile la vita utile delle sorgenti, anche in presenza di dati sperimentali limitati nel tempo. È ad esempio possibile dichiarare che una sorgente manterrà almeno il 70% del flusso iniziale dopo 50.000 ore (L70), a partire da misure raccolte su intervalli temporali molto più brevi. Questo consente di integrare i valori L70/L80 nei piani manutentivi, nei capitolati prestazionali e nei bandi di gara, contribuendo a definire la qualità, la durabilità e la sostenibilità dell’impianto. Inoltre, TM-21 ha fornito al mercato LED uno strumento condiviso di valutazione comparativa, riducendo l’incertezza progettuale e agevolando l’adozione di sorgenti ad alte prestazioni nei contesti più esigenti. La sua applicazione sistematica rappresenta oggi uno standard operativo irrinunciabile per chi progetta illuminazione architetturale, urbana, industriale o museale con criteri di durabilità e affidabilità a lungo termine.

IES TM-23-11 – Lighting Control Protocols

  • Obiettivo e ambito - Il documento ANSI/IES TM-23-11 si configura come una guida introduttiva completa alle tecnologie e ai protocolli per il controllo della luce, con l’obiettivo di offrire informazioni imparziali e aggiornate sulle potenzialità e i limiti delle diverse soluzioni di controllo dell’illuminazione. La finalità primaria è quella di aumentare il livello di consapevolezza tecnica tra progettisti, specificatori, installatori e integratori di sistema, promuovendo una maggiore integrazione funzionale dei sistemi di controllo (dimming, sensori, automazione) nei progetti di illuminazione. Il TM-23 analizza in modo sistematico l’architettura dei sistemi di controllo, i relativi componenti (interfacce utente, driver/ballast, controller, gateway), le tipologie di protocolli (analogici e digitali, unidirezionali e bidirezionali), nonché le principali tecnologie di dimmerazione disponibili sul mercato.
  • Connessioni con altri standard - Il TM-23 non introduce nuovi standard di protocollo, ma descrive in modo comparativo le tecnologie di controllo esistenti – tra cui 0-10 V analogico, DALI e DALI-2 (Digital Addressable Lighting Interface), DMX512, protocolli wireless, e i sistemi di building automation come BACnet e KNX – illustrandone le caratteristiche funzionali e le possibili modalità di coesistenza all’interno di uno stesso impianto. Fa riferimento alle norme tecniche di interoperabilità e conformità (ad esempio IEC 62386 per DALI e ANSI E1.11 per DMX), sottolineando anche l’importanza di processi come il commissioning. Inoltre, TM-23 richiama le best practice complementari a standard energetici e impiantistici, come ASHRAE 90.1 e IEC 60669 (per relè e dimmer), offrendo così un quadro normativo contestualizzato dal punto di vista del lighting designer.
  • Implicazioni progettuali - Per il progettista illuminotecnico, TM-23 costituisce una risorsa strategica per la selezione consapevole del sistema di controllo più adatto al contesto applicativo. La comprensione delle caratteristiche operative dei protocolli (ad esempio, DALI per il controllo indirizzabile con feedback, DMX per applicazioni scenografiche dinamiche, 0–10 V per retrofit semplici, o protocolli wireless per flessibilità e scalabilità) consente di evitare errori di specifica, valutare correttamente i vincoli infrastrutturali (come topologie, distanze, compatibilità), e garantire un’integrazione efficace con sensori e sistemi di gestione edificio (BMS). Il TM-23 promuove inoltre l’adozione di controlli avanzati per migliorare sia l’efficienza energetica (es. attraverso strategie di daylight harvesting) sia la qualità percettiva della luce (es. tramite scene personalizzate). In ultima analisi, il documento incoraggia un approccio multidisciplinare e integrato tra luce e controllo, rendendo i professionisti capaci di affrontare la complessità tecnologica dell’illuminazione contemporanea.

ANSI/IES TM-24-20 – An Optional Method for Adjusting the Recommended Illuminance for Visually Demanding Tasks (Categorie P–Y) Based on Light Source Spectrum

  • Obiettivo e ambito - Il documento ANSI/IES TM-24-20 introduce un metodo di calcolo opzionale finalizzato a considerare l’influenza dello spettro della sorgente luminosa sulla prestazione visiva in attività visive altamente esigenti. In particolare, il metodo descrive come la distribuzione spettrale di potenza (SPD) influenzi parametri fondamentali come la dimensione pupillare, l’acuità visiva e l’efficienza visiva in condizioni fotopiche. Sulla base di tali considerazioni, viene definito l’indice Equivalent Visual Efficiency (EVE), che permette – in contesti specifici – di modulare i livelli di illuminamento raccomandati in funzione dello spettro della sorgente, senza compromettere le prestazioni visive.
    L’ambito di applicazione riguarda i compiti visivi classificati nelle categorie da P a Y secondo la classificazione IES, ovvero attività caratterizzate da dettagli molto fini e/o basso contrasto, in cui precisione e rapidità sono essenziali (es. ambienti di controllo, tecnici o sanitari).
  • Connessioni con altri standard - Il TM-24-20 si inserisce nel quadro degli studi avanzati sulla relazione tra composizione spettrale della luce e prestazione visiva in ambito fotopico e mesopico. Estende il modello standard basato sulla curva V(λ) della CIE, integrando conoscenze più aggiornate sugli effetti della SPD sulla retina e sulla dinamica pupillare. Sebbene non ancora formalizzato all’interno di norme CIE o ISO, il TM-24-20 rappresenta un passo significativo verso l’integrazione dello spettro come parametro progettuale. Il metodo è complementare ai Recommended Practices IES: ad esempio, un progettista può giustificare variazioni ai valori di illuminamento raccomandati da documenti come IES RP-28 (uffici) o RP-29 (ambienti sanitari) qualora impieghi sorgenti a spettro ottimizzato per la visione di dettagli acromatici. Il documento fa inoltre riferimento a pubblicazioni internazionali quali CIE 191:2010 (visione mesopica) e CIE S 026:2018 (effetti non visivi della luce), pur mantenendo il focus specifico sulla visione acromatica in ambienti interni.
  • Implicazioni progettuali - Nella prassi corrente, i livelli di illuminamento vengono definiti ipotizzando sorgenti standard, senza tener conto della specifica composizione spettrale. Il TM-24-20 consente invece ai progettisti di ottimizzare l’illuminazione per compiti visivi critici, introducendo un fattore correttivo (EVE) che quantifica l’effetto spettrale sull’efficienza visiva. Ad esempio, in una sala di controllo dove si devono distinguere dettagli minimi su sfondi a basso contrasto, l’impiego di una sorgente ricca in componenti a corta lunghezza d’onda può favorire un restringimento pupillare, aumentando l’acuità visiva e permettendo pari prestazione visiva con un livello di illuminamento inferiore. Questo approccio consente di valorizzare sorgenti LED ad alta qualità spettrale in progetti specialistici, migliorando l’efficacia visiva senza aumentare i consumi energetici. È importante sottolineare che il TM-24-20 è uno strumento opzionale, applicabile solo in condizioni specifiche, ossia laddove il compito visivo sia estremamente critico e la scena prevalentemente acromatica. In prospettiva, il TM-24-20 rappresenta un’evoluzione metodologica che promuove l’inclusione dello spettro tra i criteri progettuali, anticipando l’eventuale definizione di future normative internazionali che integrino l’aspetto spettrale nella determinazione dei livelli illuminotecnici per interni.

ANSI/IES TM-26-20 (R2023) – Projecting Catastrophic Failure Rate of LED Packages

  • Obiettivo e ambito - Il documento ANSI/IES TM-26-20 definisce tre metodologie di analisi finalizzate alla stima del tasso di guasto catastrofico dei LED package nel tempo. A differenza del decadimento progressivo del flusso luminoso trattato in TM-21, il TM-26 si concentra sui guasti irreversibili, ovvero eventi in cui il LED cessa completamente di emettere luce. Questo approccio consente di prevedere, in modo quantitativo, la percentuale di LED che potrebbero spegnersi totalmente in un dato intervallo operativo. Il documento – sintetico ma altamente tecnico (8 pagine) – introduce concetti fondamentali dell’ingegneria dell’affidabilità elettronica, come la curva a vasca da bagno (bathtub curve), e propone modelli statistici per stimare i guasti durante la fase di tasso costante, tipica della metà vita utile di un sistema elettronico.
  • Connessioni con altri standard - Il TM-26-20 completa il quadro normativo IES relativo alla vita utile dei LED, integrandosi con: IES LM-80, che fornisce i dati sperimentali di decadimento del flusso; IES TM-21, che permette la proiezione a lungo termine di tale decadimento; IES TM-28, applicabile a moduli e apparecchi finiti. Mentre LM-80 e TM-21 si occupano della degradazione graduale delle prestazioni fotometriche, il TM-26 si focalizza sulla mortalità elettronica e sulla probabilità di guasti totali. Il documento si ispira ai modelli di affidabilità elettronica classica, come le distribuzioni esponenziale e Weibull, coerenti con normative internazionali come IEC 61709, Telcordia SR-332 e MIL-HDBK-217. Il TM-26 è anche considerato nei criteri di valutazione dell’affidabilità utilizzati da enti di certificazione come il DesignLights Consortium (DLC), contribuendo alla definizione dei requisiti per prodotti LED ad alta affidabilità.
  • Implicazioni progettuali - Per lighting designer, ingegneri elettronici e produttori di sistemi LED, TM-26-20 rappresenta uno strumento fondamentale per completare l’analisi della vita utile dei LED, includendo anche i guasti catastrofici, oltre al semplice decadimento del flusso. In fase di progettazione di sistemi complessi – come display a matrice, pannelli informativi, impianti industriali di grande scala o sistemi outdoor ad alta densità – conoscere la percentuale attesa di LED che smetteranno di funzionare in un dato periodo consente di ottimizzare i piani manutentivi, prevedere cicli di sostituzione, e garantire continuità operativa. Inoltre, TM-26-20 fornisce ai costruttori un riferimento rigoroso per estrapolare i risultati di test accelerati di vita utile, supportando dichiarazioni di affidabilità trasparenti e verificabili. Ne consegue la possibilità di integrare nei capitolati tecnici non solo i valori L70/L80 (provenienti da TM-21), ma anche stime percentuali di guasto a 50.000 o 100.000 ore, aumentando la fiducia del committente nella durabilità del sistema LED. In definitiva, TM-26-20 contribuisce a rafforzare la credibilità tecnica e commerciale delle soluzioni a LED, supportando un approccio ingegneristico basato su affidabilità predittiva e progettazione basata su rischio (risk-based design).

ANSI/IES TM-27-20 – IES Standard Format for the Electronic Transfer of Spectral Data

  • Obiettivo e ambito - Il documento ANSI/IES TM-27-20 definisce un formato standardizzato per la trasmissione elettronica di dati spettrali, basato su struttura XML (Extensible Markup Language), con l’obiettivo di facilitare l’interoperabilità tra laboratori, produttori, progettisti e software illuminotecnici. Fino alla pubblicazione di TM-27, esistevano formati standardizzati solo per i dati fotometrici (es. file .IES secondo LM-63) e per i dati elettronici dei componenti (es. LM-74), ma mancava una norma per lo scambio formale delle distribuzioni spettrali di potenza (SPD). TM-27-20 colma questa lacuna fornendo una struttura unificata per rappresentare, archiviare e trasferire in formato digitale: la SPD di una sorgente o apparecchio (irradianza o luminanza spettrale); la trasmittanza spettrale di filtri ottici; la riflettanza spettrale di superfici e materiali. Il formato include elementi XML per definire le lunghezze d’onda, i valori spettrali misurati, e metadati critici quali condizioni di misura, geometria, identificativo del campione, temperatura di colore, tempo di funzionamento, ecc. L’obiettivo è garantire portabilità, trasparenza e compatibilità con software tecnici e piattaforme di simulazione.
  • Connessioni con altri standard - TM-27-20 si inserisce nel corpus normativo IES dedicato ai formati digitali interoperabili, ed è complementare a IES TM-33, che definisce la rappresentazione XML dei dati fotometrici multidimensionali (inclusi intensità, colore, distribuzione spettrale e altro). A differenza di formati proprietari o di uso interno (es. file CSV, TXT, o tabelle non normalizzate), TM-27 propone un framework strutturato e scalabile per l’archiviazione e lo scambio di dati ottici, applicabile sia a sorgenti statiche sia a sistemi dinamici (es. LED dimmerabili o tunable white). A livello internazionale, non esisteva fino al 2020 un formato universalmente riconosciuto per i dati spettrali; formati consolidati come EULUMDAT si limitano alle grandezze fotometriche. TM-27-20 rappresenta quindi il primo tentativo normativo robusto per definire un linguaggio spettrale universale nel settore illuminotecnico, ed è plausibile che possa fungere da base per futuri standard ISO/CIE. L’adozione di TM-27 è incoraggiata anche da enti scientifici e metrologici come il NIST, che potrebbero usarlo come formato di riferimento per scambi di dati di calibrazione spettrale.
  • Implicazioni progettuali - Per lighting designer, laboratori fotometrici e sviluppatori di software di calcolo, TM-27-20 rappresenta un salto qualitativo nella gestione dei dati spettrali. Ottenere un file XML conforme a TM-27 da un produttore di LED o apparecchi consente di: Importare lo spettro reale in software che calcolano metriche avanzate (es. IES TM-30-20, Rf/Rg, Gamut Area, EML, CS, MEDI); Eseguire simulazioni più accurate in ambito HCL (Human-Centric Lighting) e rischio fotobiologico; Migliorare la resa cromatica nei rendering fotorealistici tramite motori di simulazione spettrale (es. Radiance, AGi32, Dialux Evo compatibile). Per i produttori di LED e apparecchi d’illuminazione, adottare il TM-27 significa standardizzare la comunicazione tecnica, offrendo al cliente dati completi e affidabili sulla composizione spettrale, specialmente per sorgenti tunable o multi-spettro. Ciò consente: Una comparazione oggettiva delle prestazioni; Una integrazione diretta nei workflow BIM e lighting design; La partecipazione a database condivisi o open data di SPD, con impatto positivo su trasparenza, innovazione e ricerca.

ANSI/IES TM-28-20 – Projecting Long-Term Luminous Flux Maintenance of LED Lamps and Luminaires

  • Obiettivo e ambito - Il documento ANSI/IES TM-28-20 definisce un metodo standardizzato per proiettare la durata fotometrica di prodotti LED completi, estendendo i principi già adottati per i singoli LED package (come in TM-21) alle lampade LED integrate e agli apparecchi di illuminazione finiti. TM-28 fornisce linee guida dettagliate per l’impostazione dei test di durata – inclusi campionamento, condizioni operative, cadenza delle misurazioni e durata minima delle prove – sia in laboratorio che in situ. Il documento prevede due approcci metodologici: 1) un metodo diretto, basato esclusivamente su dati misurati sull’apparecchio o sulla lampada in prova; 2) un metodo combinato, che integra i dati sperimentali sul prodotto finito con le curve di mantenimento dei LED interni (provenienti da LM-80), secondo i criteri di TM-21. Lo scopo è fornire una procedura affidabile per stimare la vita utile luminosa – ad esempio L70 a 50.000 ore – senza dover sostenere campagne sperimentali eccessivamente lunghe, bilanciando rigore statistico e sostenibilità economica del processo.
  • Connessioni con altri standard - TM-28-20 si integra pienamente nel quadro normativo IES per la valutazione della durata fotometrica dei sistemi LED. È direttamente collegato a IES LM-84, che stabilisce come misurare il mantenimento del flusso luminoso su lampade e apparecchi completi per periodi iniziali (es. 6.000–10.000 ore). A partire da questi dati, TM-28 fornisce le regole per l’estrapolazione oltre il periodo di test, sfruttando anche i dati LM-80 dei LED integrati e le formule previste da TM-21 per il decadimento a lungo termine. A livello internazionale, TM-28-20 è oggi lo standard di riferimento per la stima della vita utile di prodotti LED integrati. Anticipa e armonizza i criteri adottati da normative IEC, come IEC TR 63124, e da programmi volontari di certificazione quali ENERGY STAR e DesignLights Consortium (DLC), che richiedono espressamente l’applicazione di TM-28 per qualificare l’affidabilità dichiarata di lampade e apparecchi.
  • Implicazioni progettuali - Per i produttori, l’adozione del TM-28 consente di certificare la vita utile di un apparecchio LED combinando dati affidabili da test accelerati sul prodotto finito con le curve note dei LED integrati. Ciò permette, ad esempio, di dichiarare che un apparecchio mantiene almeno l’80% del flusso iniziale a 50.000 ore (L80) con un definito intervallo di confidenza, senza dover effettuare test della stessa durata. Questo approccio snellisce l’immissione sul mercato di nuovi apparecchi, riducendo i tempi di validazione e i costi, pur mantenendo solidità scientifica nelle dichiarazioni. Dal punto di vista dei progettisti, committenti e gestori di impianti, TM-28 fornisce un criterio oggettivo e condiviso per valutare la durata reale dei prodotti LED. Le dichiarazioni di vita utile basate su questo standard sono fondate su metodologie validate dall’IES, superando le proiezioni arbitrarie spesso utilizzate in passato. Ciò consente di inserire nei capitolati tecnici requisiti come L70 o L80 secondo TM-28, sapendo che si tratta di stime supportate da dati di prova e metodi di calcolo ufficiali. In sintesi, TM-28-20 rafforza la trasparenza e l’affidabilità delle prestazioni dichiarate dai produttori, supportando le esigenze di manutenibilità, pianificazione economica e sostenibilità a lungo termine per l’intero ciclo di vita dell’impianto.

ANSI/IES TM-30-24 – IES Method for Evaluating Light Source Color Rendition

  • Obiettivo e ambito - Lo standard ANSI/IES TM-30-24, pubblicato nella sua versione più recente nel 2024 e riconosciuto come standard nazionale ANSI, definisce un metodo completo, scientificamente fondato e multidimensionale per valutare la resa cromatica delle sorgenti luminose, superando i limiti del tradizionale indice di resa cromatica CRI (CIE Ra). TM-30 introduce un set di metriche avanzate, tra cui: Rf (Fidelity Index): misura la fedeltà cromatica media, aggiornata rispetto al CRI per numero e distribuzione dei campioni; Rg (Gamut Index): descrive la saturazione media rispetto a un riferimento standard; Rcs,hj e Rfhj: valutano rispettivamente il cambiamento di croma e la fedeltà cromatica locale per 16 intervalli di tonalità (hue bins). Il documento fornisce inoltre rappresentazioni grafiche avanzate, come il Color Vector Graphic (CVG) e la Gamut Area Graphic (GAG), che consentono di visualizzare l’impatto della sorgente sulla saturazione e tonalità dei colori, in modo molto più ricco rispetto al semplice valore CRI. TM-30-24 è applicabile a qualsiasi sorgente bianca o colorata per illuminazione generale, e si è progressivamente affermato come riferimento internazionale per la valutazione oggettiva della qualità della luce dal punto di vista cromatico.
  • Connessioni con altri standard - TM-30 ha avuto un impatto significativo sulla comunità scientifica e normativa internazionale. Il suo indice di fedeltà Rf è stato preso in esame dalla CIE, che ne ha riconosciuto la validità nella pubblicazione CIE 224:2017, introducendo un proprio indice simile basato sulle stesse premesse. Organismi come ENERGY STAR, DesignLights Consortium (DLC) e standard volontari quali il WELL Building Standard e i documenti della International Dark-Sky Association (IDA) accettano oggi Rf e Rg come metriche alternative o complementari al CRI nei requisiti tecnici per i LED. In ambito statunitense, TM-30 è coerente con standard come ANSI C78.377, che definisce le specifiche cromatiche per i LED, e si integra perfettamente con parametri come il Duv (distanza dal locus planckiano), utile per la valutazione della qualità della luce bianca. TM-30 è considerato uno degli standard IES a più forte influenza normativa internazionale, e la sua adozione da parte della CIE in un sistema unificato globale è oggi un’ipotesi concreta.
  • Implicazioni progettuali - Per i lighting designer, specificatori e committenti, TM-30 rappresenta uno strumento professionale di nuova generazione, che consente di selezionare le sorgenti luminose in funzione della qualità cromatica desiderata, in modo quantificabile, applicativo e contestuale. Ad esempio, un progettista può richiedere che l’illuminazione di un ambiente retail o ospitality raggiunga Rf ≥ 90 (elevata fedeltà cromatica) e Rg ≥ 105 (colore vivace), oppure verificare che le tonalità della pelle umana o delle opere d’arte non siano sovrasaturate in ambienti come musei, showroom o cliniche. TM-30 consente anche di confrontare in modo oggettivo e trasparente diverse sorgenti LED, utilizzando i file spettrali reali e i calcolatori ufficiali forniti da IES, disponibili come strumenti open-access o integrati nei software di illuminotecnica. Dal lato dei produttori, TM-30 ha stimolato la progettazione di LED con fosfori ottimizzati, dando origine a sorgenti distinte per elevata fedeltà (LED per musei, archivi, healthcare) o per gamut espanso (LED per retail, moda, alimentare). Le specifiche commerciali ora includono sempre più spesso Rf, Rg e grafici CVG, come parte integrante delle schede tecniche. In sintesi, TM-30-24 costituisce oggi lo standard di riferimento per la resa cromatica avanzata, rendendo la qualità della luce misurabile in più dimensioni, coerente con l’approccio multidisciplinare del lighting design contemporaneo. Ne consegue la possibilità di progettare esperienze visive calibrate, rispondenti sia ai requisiti funzionali sia a quelli emozionali, e di promuovere normative più raffinate che vadano oltre la mera conformità al CRI, puntando a un’illuminazione più sensibile, percettiva e orientata all’utente finale.

ANSI/IES TM-32-24 – Lighting Parameters for Building Information Modeling

  • Obiettivo e ambito - Il documento ANSI/IES TM-32-24 definisce una struttura standardizzata dei parametri tecnici associati agli oggetti “luminaire” (apparecchi di illuminazione) nei modelli digitali BIM (Building Information Modeling). Lo standard nasce dall’esigenza di armonizzare le informazioni tecniche che descrivono gli apparecchi illuminanti, spesso gestite in modo eterogeneo da produttori, progettisti e software authoring BIM, con conseguenti problemi di interoperabilità, ambiguità e incompletezza nei flussi informativi. TM-32-24 propone quindi un set minimo condiviso di attributi per ogni oggetto BIM di tipo apparecchio di illuminazione, specificandone: 1) nome del parametro; 2) descrizione tecnica; 3) unità di misura, 4) formato dati. I campi raccomandati includono, tra gli altri: flusso luminoso nominale, potenza assorbita, temperatura di colore (CCT), indice di resa cromatica (CRI o Rf), curva fotometrica associata, codice articolo, dimensioni fisiche, tipo di manutenzione, classe di isolamento, e informazioni sulla compatibilità del sistema di controllo. Il documento si rivolge sia a produttori che realizzano librerie BIM dei propri prodotti, sia a lighting designer e ingegneri che costruiscono famiglie parametriche per l’uso in progetti, sia agli sviluppatori di piattaforme BIM.
  • Connessioni con altri standard - TM-32-24 rappresenta il primo riferimento formale dell’industria illuminotecnica per l’integrazione coerente tra dati tecnici e oggetti BIM, e si colloca a complemento di: IES TM-33, che definisce il formato XML per i dati fotometrici strutturati, compatibili con l’associazione in ambienti BIM; standard BIM internazionali, come IFC (Industry Foundation Classes) sviluppato da buildingSMART International, e modelli di parametri definiti nei template Revit o nei CDE (Common Data Environment). Sebbene TM-32 non sia ancora formalmente integrato in uno standard ISO o CIE, rappresenta un documento di riferimento trasversale che potrebbe influenzare futuri sviluppi normativi nel campo dell’interoperabilità BIM/Lighting. La sua adozione può inoltre facilitare la convergenza tra standard illuminotecnici (IES, IEC, CIE) e ambienti digitali condivisi in progetti architettonici e infrastrutturali
  • Implicazioni progettuali - L’adozione di TM-32-24 consente ai professionisti dell’illuminazione di integrare in modo nativo informazioni tecniche coerenti nei modelli BIM, migliorando l’efficienza dell’intero processo progettuale e riducendo la necessità di reinserire o ricercare manualmente dati in fasi successive. Per i lighting designer, ciò si traduce nella possibilità di: 1) lavorare con famiglie parametriche complete e standardizzate; 2) garantire l’accessibilità immediata a fotometrie, potenze, flussi e codici di manutenzione; 3) generare in modo automatico computi metrici, report di prestazione e analisi energetiche. Per i produttori, adeguarsi al TM-32 significa offrire oggetti BIM perfettamente integrabili nei workflow digitali dei progettisti, aumentandone la probabilità di specifica e semplificando la digitalizzazione del catalogo tecnico. Inoltre, per i committenti e i gestori di asset (facility manager), un modello conforme a TM-32 consente una tracciabilità completa dell’inventario illuminotecnico, supportando attività di: 1) manutenzione programmata; 2) sostituzione componenti; 3) verifica delle prestazioni installate nel tempo.
    In sintesi, ANSI/IES TM-32-24 rappresenta un passo fondamentale per la convergenza tra progettazione illuminotecnica e modellazione digitale interoperabile, sostenendo la transizione verso una gestione integrata, collaborativa e standardizzata dell’informazione illuminotecnica nell’ambiente BIM.

ANSI/IES TM-33-23 – Standard Format for the Electronic Transfer of Luminaire Optical Data

  • Obiettivo e ambito - Il documento ANSI/IES TM-33-23 definisce un formato dati avanzato basato su XML per lo scambio digitale delle informazioni fotometriche, radiometriche e colorimetriche relative agli apparecchi di illuminazione. TM-33 nasce come evoluzione strutturale e funzionale del tradizionale formato .IES (definito da IES LM-63), largamente utilizzato per rappresentare la distribuzione fotometrica in forma tabellare ma limitato nell’estensibilità e nell’interoperabilità. Il formato TM-33 introduce un modello dati gerarchico e leggibile da macchina, progettato per: 1) descrivere in modo esaustivo la distribuzione luminosa in 2D o 3D; 2) includere metadati tecnici fondamentali (norme di misura, condizioni di laboratorio, posizionamento); 3) gestire più versioni o configurazioni fotometriche (es. stato emergenza/on/off, CCT variabile); 4) supportare integrazione con dati spettrali o parametri BIM. L’obiettivo è garantire completezza, trasparenza e interoperabilità nell’ecosistema digitale dell’illuminazione professionale.
  • Connessioni con altri standard - TM-33-23 è concepito per sostituire progressivamente il formato .IES (LM-63) pur mantenendo compatibilità retroattiva tramite strumenti di conversione automatica. È coerente con l’architettura dati promossa in TM-32 (parametri per oggetti BIM), e integra concetti evoluti provenienti da precedenti esperienze come IESXML, sviluppato in ambiente nordamericano, e da formati paralleli come EULUMDAT (.ldt), molto diffuso in ambito europeo. L’adozione del formato TM-33 da parte di software professionali (es. DIALux EVO, Relux, AGi32, Rhino/Grasshopper) è in rapido progresso, con l’obiettivo di convergere su un linguaggio unificato per la descrizione ottica che possa essere integrato nativamente anche nei modelli BIM (IFC) e nei CDE (Common Data Environment) dei progetti digitalizzati. TM-33 è rilasciato come standard gratuito, per facilitarne l’adozione estesa a livello globale. In prospettiva, la sua struttura potrebbe essere recepita da IEC per armonizzare lo scambio dati fotometrici nei futuri standard internazionali di prodotto e prova.
  • Implicazioni progettuali - Per il settore illuminotecnico, TM-33-23 segna una svolta verso la piena interoperabilità digitale. Per i lighting designer, significa poter disporre di file unificati, ricchi di informazioni e facilmente leggibili da software di calcolo e simulazione, riducendo drasticamente le ambiguità interpretative e gli errori legati a formati proprietari, conversioni manuali o assenza di metadati. Per i produttori, adottare TM-33 consente di: 1) distribuire un singolo file XML strutturato contenente tutte le varianti ottiche di un prodotto (es. flussi diversi, temperature di colore, moduli dimmerabili, versioni di emergenza); 2) includere parametri aggiuntivi come norme di prova, efficacia luminosa, dimensioni fotometriche, riferimenti normativi, migliorando la trasparenza tecnico-commerciale; 3) supportare direttamente l’integrazione nei modelli BIM e nei sistemi di gestione digitale del progetto.
    TM-33 è inoltre adatto a estensioni future, inclusi dati per: 1) valutazione circadiana (es. EML, CS); 2) simulazioni energetiche integrabili nei modelli BEM (Building Energy Modeling); 3) verifiche di conformità CAM, WELL o EN 12464-1, attraverso tag normativi inseriti nei metadati. In sintesi, TM-33-23 è lo standard di riferimento per la digitalizzazione avanzata dei dati ottici, fondamentale per chiunque operi nella filiera dell’illuminazione – dal laboratorio di prova al progettista, dal produttore all’infrastruttura BIM. Preparando il settore a un futuro in cui i dati fotometrici sono nativamente interoperabili, TM-33 favorisce efficienza progettuale, trasparenza tecnica e un mercato dell’illuminazione più integrato, intelligente e verificabile.

ANSI/IES TM-39-25 – Quantification and Specification of Visual Responses to Temporal Light Modulation (a.k.a. Flicker)

  • Obiettivo e ambito - Il documento TM-39-25 definisce un sistema unificato per la quantificazione e la specificazione degli effetti visivi legati alla modulazione temporale della luce (nota anche come flicker, in senso ampio). L’obiettivo è fornire agli operatori del settore (progettisti, produttori, laboratori) una base tecnica condivisa per: 1) calcolare metriche affidabili a partire da misure temporali della luminanza o della potenza emessa da una sorgente; 2) valutare la percezione soggettiva del flicker e i suoi effetti stroboscopici in condizioni reali d’uso; 3) specificare limiti prestazionali nei capitolati tecnici e nei requisiti di conformità. Le principali metriche standardizzate da TM-39 includono: 1) Mₚ (Modulation Percent Perceived): valuta la profondità della modulazione percepita a frequenze significative, introducendo una pesatura percettiva; 2) SVM (Stroboscopic Visibility Measure): quantifica la visibilità dell’effetto stroboscopico generato da sorgenti PWM su oggetti in movimento; 3) PAVM (Percent Above Visual threshold Modulation): esprime la percentuale del segnale che supera la soglia di visibilità del flicker, utile per valutazioni soggettive. Le formule di calcolo vengono derivate da misure effettuate secondo lo standard IES LM-90-23, che stabilisce i requisiti tecnici per la rilevazione temporale del flusso luminoso mediante fotodiodi ad alta velocità, sampling coerente, filtraggi e tecniche di windowing.
  • Connessioni con altri standard - TM-39 si pone in continuità e consolidamento rispetto a standard preesistenti: IEEE 1789-2015: aveva introdotto limiti raccomandati di flicker per la salute umana in funzione della frequenza; IEC TR 61547-1:2017: proponeva l’uso di SVM come metrica per l’effetto stroboscopico, ma senza standardizzare il metodo di calcolo; IES LM-90-23: stabilisce la base metrologica da cui TM-39 parte per le elaborazioni dei segnali. TM-39 formalizza e armonizza queste metriche in un formato unificato e replicabile, offrendo coerenza tra misurazione e specifica, condizione indispensabile per garantire confrontabilità dei dati tra diversi produttori e laboratori. Inoltre, costituisce un riferimento operativo per l’inserimento di criteri flicker-free all’interno di protocolli di qualità, CAM Edilizia, WELL Building Standard (v2 Feature L04), DesignLights Consortium (DLC) e specifiche per ambienti sensibili (es. sanità, educazione, industria meccanica).
  • Implicazioni progettuali - TM-39-25 fornisce strumenti operativi per valutare in modo scientifico e oggettivo il rischio di flicker nei sistemi di illuminazione a LED, con applicabilità diretta nei seguenti ambiti: 1) Progettazione illuminotecnica: I lighting designer possono ora inserire limiti precisi nei capitolati, come ad esempio Mₚ < 0,05 o SVM < 1,0, a seconda del contesto applicativo (uffici, ambienti produttivi, scolastici, retail ad alta esposizione visiva). 2) Produzione e testing LED/driver: I produttori possono testare i propri apparecchi con la garanzia che i dati di flicker saranno calcolati in modo trasparente, riproducibile e certificabile, anche in caso di dimmerazione PWM. 3) Certificazione e controllo qualità: I laboratori accreditati possono adottare LM-90 + TM-39 come base per rapporti ufficiali da includere nella documentazione tecnica o da allegare a richieste di conformità normativa (es. CAM o requisiti di gara). 4) Salute e sicurezza: In ambienti con esposizione prolungata alla luce artificiale o con presenza di dispositivi in movimento (macchine utensili, ventilatori, trasportatori), i valori di SVM o PAVM diventano fondamentali per prevenire disagi, malesseri e rischi legati al flicker stroboscopico. In sintesi, TM-39-25 rappresenta lo standard di riferimento per l’analisi e la gestione del flicker, permettendo un approccio scientifico, multidimensionale e integrabile alla progettazione di illuminazione visivamente confortevole.
    La sua adozione sistematica permette di elevarsi rispetto a semplici limiti numerici (es. % di modulazione o frequenza), abbracciando un modello percettivo validato e adatto alle sfide poste dall’illuminazione a LED in ambienti ad alta sensibilità visiva.

ANSI/IES TM-40-24 – IES Method for Determining Correlated Color Temperature (CCT) and Distance from the Planckian Locus (D<sub>uv</sub>)

  • Obiettivo e ambito - Lo standard TM-40-24 fornisce una metodologia ufficiale e formalmente approvata per determinare in modo coerente la temperatura di colore correlata (CCT) e la distanza dal locus planckiano (D<sub>uv</sub>), a partire dalle coordinate cromatiche di una sorgente luminosa. Sebbene CCT e D<sub>uv</sub> siano parametri largamente utilizzati in illuminotecnica, prima di TM-40 non esisteva un metodo univoco formalizzato da un ente normativo per il loro calcolo. In assenza di una procedura standard, venivano adottate varianti algoritmiche diverse (es. approssimazioni come quella di McCamy), generando discrepanze tra software, datasheet e strumenti di misura. Con TM-40-24, l’IES colma questa lacuna, introducendo un approccio rigoroso basato su: 1) coordinate (x, y) del diagramma CIE 1931 oppure (u', v') del diagramma CIE 1960 UCS; 2) interpolazioni con la curva planckiana; 3) formule iterative con criteri di accuratezza definiti; 4) calcolo esplicito del valore D<sub>uv</sub>, ovvero la distanza ortogonale del punto di cromaticità dalla curva del corpo nero. Il documento include anche una revisione aggiornata degli studi scientifici che giustificano il metodo scelto e chiarimenti su limiti e interpretabilità di CCT e D<sub>uv</sub>.
  • Connessioni con altri standard - TM-40-24 si inserisce in un quadro normativo internazionale che, fino ad ora, non aveva prodotto specifiche operative complete su questi parametri: La CIE (Commission Internationale de l’Éclairage), pur avendo introdotto i concetti di CCT e cromaticità fin da CIE 15 e CIE 13.3, non aveva mai definito un algoritmo vincolante; ANSI C78.377 ha impiegato da tempo D<sub>uv</sub> per classificare i bianchi nei LED binning schemes, ma TM-40 ne formalizza il calcolo con precisione algoritmica; TM-40 risulta particolarmente sinergico con TM-30-24, che valuta la resa cromatica a partire dallo spettro: TM-30 dipende dall’accuratezza di CCT e D<sub>uv</sub>, che ora può essere garantita attraverso TM-40. Lo standard è stato concepito per una implementazione universale: produttori di LED, software di simulazione, spettrofotometri, sistemi BIM e database di apparecchi possono ora utilizzare una metodologia coerente e certificabile, migliorando la trasparenza e la comparabilità delle specifiche di prodotto. Non esistono ancora equivalenti CIE o ISO, ma l'adozione di TM-40 potrebbe orientare futuri aggiornamenti normativi internazionali.
  • Implicazioni progettuali - L’adozione di TM-40-24 produce benefici tangibili lungo l’intero processo progettuale: Per i lighting designer, significa poter contare su valori di CCT e D<sub>uv</sub> univoci, confrontabili e tecnicamente affidabili. Un progetto che specifica “CCT = 4000 K ± 100 K, D<sub>uv</sub> compreso tra –0,003 e +0,003 secondo TM-40” fornisce criteri chiari e verificabili ai fornitori. Per i produttori, permette di dichiarare le caratteristiche cromatiche dei prodotti LED in modo uniforme e conforme a uno standard ANSI, aumentando la credibilità commerciale e riducendo ambiguità tecniche. Per i laboratori fotometrici e metrologici, consente di applicare una procedura tracciabile e documentata, integrabile in report ufficiali, assicurando coerenza tra strumenti diversi (es. misure spettrofotometriche vs simulazioni). Per la committenza, implica una maggiore affidabilità nella percezione cromatica effettiva dell’impianto, soprattutto in contesti dove l’uniformità e la fedeltà del colore sono critiche: illuminazione museale, ospedaliera, retail, hospitality di fascia alta. Un ulteriore vantaggio di TM-40 è la sua chiarezza nel definire le limitazioni della CCT come metrica, sottolineando che piccole differenze in Kelvin possono non essere percettibili, mentre il D<sub>uv</sub> riflette deviazioni qualitative significative (es. tonalità verdastre o rosate), spesso sottovalutate nel confronto di prodotti. In sintesi, TM-40-24 non introduce nuovi concetti, ma stabilisce per la prima volta un linguaggio comune e standardizzato per due parametri fondamentali nella progettazione della luce. La sua adozione promuove una maggiore rigore colorimetrico, coerenza di specifica e interoperabilità dei dati tra strumenti, software e documenti tecnici, rendendo la progettazione illuminotecnica più precisa, trasparente e orientata alla qualità percepita.

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Questa sezione raccoglie un corpo organico di approfondimenti teorici, scientifici e progettuali dedicati alla teoria della luce applicata al lighting design, affrontando in modo sistematico il rapporto complesso tra fenomeno luminoso, percezione visiva e progetto dello spazio. I contenuti sviluppano i fondamenti fisici della luce, la comprensione dei meccanismi della visione umana, le differenze tra illuminamento fotopico e melanopico e l’impatto biologico della luce artificiale, integrando metriche avanzate e criteri di lettura contemporanei.

La pagina esplora inoltre il funzionamento delle sorgenti LED, le implicazioni spettrali e percettive della luce a stato solido, l’evoluzione dei criteri di resa cromatica e il ruolo crescente della luce come sistema informativo e percettivo, capace di influenzare comportamento, comfort e qualità dell’esperienza spaziale.
Ampio spazio è dedicato al quadro normativo e tecnico di riferimento, agli standard internazionali, ai protocolli di sostenibilità e ai sistemi di controllo, intesi come strumenti essenziali per una progettazione rigorosa, misurabile e coerente.

Nel suo insieme, la sezione restituisce una visione della teoria della luce come base culturale e operativa del progetto illuminotecnico, in cui conoscenza scientifica, consapevolezza percettiva e metodo progettuale convergono per guidare il lighting designer nella costruzione di spazi equilibrati, leggibili e qualitativamente significativi.

Questa sezione raccoglie un corpo organico di approfondimenti teorici, scientifici e progettuali dedicati alla teoria della luce applicata al lighting design, affrontando in modo sistematico il rapporto complesso tra fenomeno luminoso, percezione visiva e progetto dello spazio. I contenuti sviluppano i fondamenti fisici della luce, la comprensione dei meccanismi della visione umana, le differenze tra illuminamento fotopico e melanopico e l’impatto biologico della luce artificiale, integrando metriche avanzate e criteri di lettura contemporanei.

La pagina esplora inoltre il funzionamento delle sorgenti LED, le implicazioni spettrali e percettive della luce a stato solido, l’evoluzione dei criteri di resa cromatica e il ruolo crescente della luce come sistema informativo e percettivo, capace di influenzare comportamento, comfort e qualità dell’esperienza spaziale.
Ampio spazio è dedicato al quadro normativo e tecnico di riferimento, agli standard internazionali, ai protocolli di sostenibilità e ai sistemi di controllo, intesi come strumenti essenziali per una progettazione rigorosa, misurabile e coerente.

Nel suo insieme, la sezione restituisce una visione della teoria della luce come base culturale e operativa del progetto illuminotecnico, in cui conoscenza scientifica, consapevolezza percettiva e metodo progettuale convergono per guidare il lighting designer nella costruzione di spazi equilibrati, leggibili e qualitativamente significativi.

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