Il palazzo che ospita il museo Poldi Pezzoli risale al XVII secolo, acquistato da Giuseppe Pezzoli, antenato di Gian Giacomo Poldi Pezzoli, alla fine del Settecento. La Sala d’Armi, completamente distrutta durante la seconda guerra mondiale, realizzata in stile neogotico fra il 1846 e il 1851 dal pittore-scenografo Filippo Peroni (che lavora per il Teatro alla Scala), con stucchi di Paolo Gazzoli e vetrate di Pompeo Bertini. La collezione è composta prevalentemente da pezzi del Rinascimento milanese e bresciano, con particolare attenzione alle armi da parata. Un secondo importante gruppo è costituito da armi da fuoco tedesche del Cinquecento e del Seicento. L’allestimento attuale è opera di Arnaldo Pomodoro che dichiara: “Quando mi hanno offerto questo lavoro ho ripensato alla mia infanzia vissuta tra i castelli medievali del Montefeltro. Sono orgoglioso di aver lasciato un segno in questo museo”. Ha creato uno spazio dove architettura, storia, arte e scenografia si intrecciano in una sentesi che il critico Gillo Dorfles definisce “straordinaria”. La volta poi diviene il luogo di un’opera “La battaglia, nella volta” della Sala d’Armi, composta dalla volta, trattata con stucco di rame e da elementi scultorei in fiberglass: un cielo di sfere, semisfere e punte ricoperti di lamina di piombo. Sullo sfondo della sala sono esposte tutte insieme le armature antiche. Il progetto illuminazione di Piero Castiglioni si sviluppa a fianco del progetto architettonico, scenografico e museografico, seguendo le stesse modifiche strutturali. Le vetrine, costruite come nicchie nei muri parietali, racchiudono i pezzi più importanti della collezione sospesi e illuminati da una luce "magica", perché invisibile: le vetrine stesse, infatti, contengono gli apparecchi di illuminazione, luce direzionale sull'oggetto in assenza di ombre; luminanza controllata, distribuzione omogenea del fascio luminoso data dal vetro prismatico. Per questo progetto di illuminazione musei è stata studiata un’ottica particolare, come si vede dal disegno, una perfetta integrazione luce – architettura, poiché la sorgente non è mai visibile nel campo visivo.
Progetto:
Lighting Design Piero Castiglioni
Collaborazioni:
Arnaldo Pomodoro
Foto Courtesy:
Piero Castiglioni
Anno:
2001
Il palazzo che ospita il museo Poldi Pezzoli risale al XVII secolo, acquistato da Giuseppe Pezzoli, antenato di Gian Giacomo Poldi Pezzoli, alla fine del Settecento. La Sala d’Armi, completamente distrutta durante la seconda guerra mondiale, realizzata in stile neogotico fra il 1846 e il 1851 dal pittore-scenografo Filippo Peroni (che lavora per il Teatro alla Scala), con stucchi di Paolo Gazzoli e vetrate di Pompeo Bertini. La collezione è composta prevalentemente da pezzi del Rinascimento milanese e bresciano, con particolare attenzione alle armi da parata. Un secondo importante gruppo è costituito da armi da fuoco tedesche del Cinquecento e del Seicento. L’allestimento attuale è opera di Arnaldo Pomodoro che dichiara: “Quando mi hanno offerto questo lavoro ho ripensato alla mia infanzia vissuta tra i castelli medievali del Montefeltro. Sono orgoglioso di aver lasciato un segno in questo museo”. Ha creato uno spazio dove architettura, storia, arte e scenografia si intrecciano in una sentesi che il critico Gillo Dorfles definisce “straordinaria”. La volta poi diviene il luogo di un’opera “La battaglia, nella volta” della Sala d’Armi, composta dalla volta, trattata con stucco di rame e da elementi scultorei in fiberglass: un cielo di sfere, semisfere e punte ricoperti di lamina di piombo. Sullo sfondo della sala sono esposte tutte insieme le armature antiche. Il progetto illuminazione di Piero Castiglioni si sviluppa a fianco del progetto architettonico, scenografico e museografico, seguendo le stesse modifiche strutturali. Le vetrine, costruite come nicchie nei muri parietali, racchiudono i pezzi più importanti della collezione sospesi e illuminati da una luce "magica", perché invisibile: le vetrine stesse, infatti, contengono gli apparecchi di illuminazione, luce direzionale sull'oggetto in assenza di ombre; luminanza controllata, distribuzione omogenea del fascio luminoso data dal vetro prismatico. Per questo progetto di illuminazione musei è stata studiata un’ottica particolare, come si vede dal disegno, una perfetta integrazione luce – architettura, poiché la sorgente non è mai visibile nel campo visivo.
Progetto:
Lighting Design Piero Castiglioni
Collaborazioni:
Arnaldo Pomodoro
Foto Courtesy:
Piero Castiglioni
Anno:
2001
Altri Progetti Master
Questa sezione raccoglie una selezione rappresentativa dei progetti di progettazione illuminotecnica realizzati da Piero Castiglioni in ambito architettonico, museale, urbano, culturale, retail, hospitality e infrastrutturale, in Italia e all’estero. La galleria documenta interventi eterogenei per scala, funzione e contesto, accomunati da un approccio alla luce inteso come strumento di interpretazione dello spazio, capace di dialogare con architettura, opere d’arte, paesaggio e usi contemporanei.
I progetti presentati spaziano da musei, fondazioni e mostre temporanee a edifici storici, luoghi di culto, spazi pubblici e complessi urbani, fino a sedi direzionali, residenze private, yacht e masterplan di illuminazione. In ogni intervento, la luce è concepita come materia progettuale: controllata e calibrata in relazione alle caratteristiche del luogo, alle esigenze funzionali e alla qualità percettiva dell’esperienza.
Nel loro insieme, i lavori restituiscono una visione della progettazione illuminotecnica come processo integrato, in cui rigore tecnico, sensibilità culturale e attenzione al contesto concorrono alla costruzione di identità, orientamento e valore spaziale. La galleria si configura così come una mappa progettuale, capace di mostrare come la luce possa assumere ruoli differenti — discreti o dichiarati — mantenendo sempre coerenza, misura e consapevolezza.
Altri Progetti Master
Questa sezione raccoglie una selezione rappresentativa dei progetti di progettazione illuminotecnica realizzati da Piero Castiglioni in ambito architettonico, museale, urbano, culturale, retail, hospitality e infrastrutturale, in Italia e all’estero. La galleria documenta interventi eterogenei per scala, funzione e contesto, accomunati da un approccio alla luce inteso come strumento di interpretazione dello spazio, capace di dialogare con architettura, opere d’arte, paesaggio e usi contemporanei.
I progetti presentati spaziano da musei, fondazioni e mostre temporanee a edifici storici, luoghi di culto, spazi pubblici e complessi urbani, fino a sedi direzionali, residenze private, yacht e masterplan di illuminazione. In ogni intervento, la luce è concepita come materia progettuale: controllata e calibrata in relazione alle caratteristiche del luogo, alle esigenze funzionali e alla qualità percettiva dell’esperienza.
Nel loro insieme, i lavori restituiscono una visione della progettazione illuminotecnica come processo integrato, in cui rigore tecnico, sensibilità culturale e attenzione al contesto concorrono alla costruzione di identità, orientamento e valore spaziale. La galleria si configura così come una mappa progettuale, capace di mostrare come la luce possa assumere ruoli differenti — discreti o dichiarati — mantenendo sempre coerenza, misura e consapevolezza.