“L’abito per pensare”, mostra allestita nel 1989 nella sala della Balla del Castello Sforzesco di Milano. Gianni Versace ha proposto se stesso, la propria storia e le proprie collezioni in una grande mostra antologica affidando il progetto a Gianfranco Cavaglià. Nicoletta Bocca e Chiara Buss hanno curato l’allestimento, Piero Castiglioni si è occupato della progettazione illuminotecnica mentre Heinz Waibl ha redatto il progetto grafico della mostra. La Sala della Balla ha forma rettangolare, soffitti alti 10 metri, grandi finestre diffondono la luce diurna e una sola porta serve l’ingresso e l’uscita. Per la mostra, le finestre sono state chiuse e una passatoia indica il percorso unico per i visitatori; mentre, in ogni singola sezione grandi titoli forniscono alcune informazioni generali. Al fine di evidenziare la carriera di Versace, la mostra si articola in ordine cronologico in sei parti distinte.
Sezione 1: "L’utopia del passato" mostra sia gli abiti della madre sarta di Versace sia i primi anni delle linee di prêt-à-porter progettate per Callaghan, Genny e Complice.
Sezione 2: "Il capolavoro sconosciuto" sottolinea come, nonostante le apparenti variazioni stagionali della moda, esista una continuità e coerenza di stile e design tra una collezione e l'altra. Alte quinte a forma trapezoidale allungata scandiscono il percorso, rendendo così possibile il controllo e l’illuminazione di accento su ogni singolo abito. Per garantire che ogni abito sia illuminato da fasci paralleli e senza ombra, una rete metallica è stata appositamente fissata al pavimento per eliminare ogni possibile proiezione al suolo.
Sezione 3: "La mise en scene" dedicata al teatro e alla moda, è illuminata con effetti cinetici, luce in movimento per accentuare le caratteristiche dei costumi presenti sul proscenio. Apparecchi teatrali creano effetti di luce alternata frontale, di taglio, di ribalta, di quinta luminosa, per permettere agli abiti - personaggio di vivere con tutto il fascino del palcoscenico. Una finestra di luce, proiettata sul fondale, mutevole per intensità aggiunge profondità e larghezza agli spazi piuttosto costretti, magia e temporalità ai costumi.
Sezioni 4/5/6 : dedicate all’ alfabeto stilistico di Versace, abiti e connessioni culturali. L’architetto Piero Castiglioni, ha collaborato con altre icone della moda, come il progetto Jil Sander Showroom, Christian Dior Couture, Frette Showroom, Loro Piana Showroom, Viktor & Rolf Showroom e tanti altri.
Progetto:
Lighting Design Piero Castiglioni
Collaborazioni:
Architetto Gianfranco Cavaglià
Foto Courtesy:
Piero Castiglioni
Anno:
1989
“L’abito per pensare”, mostra allestita nel 1989 nella sala della Balla del Castello Sforzesco di Milano. Gianni Versace ha proposto se stesso, la propria storia e le proprie collezioni in una grande mostra antologica affidando il progetto a Gianfranco Cavaglià. Nicoletta Bocca e Chiara Buss hanno curato l’allestimento, Piero Castiglioni si è occupato della progettazione illuminotecnica mentre Heinz Waibl ha redatto il progetto grafico della mostra. La Sala della Balla ha forma rettangolare, soffitti alti 10 metri, grandi finestre diffondono la luce diurna e una sola porta serve l’ingresso e l’uscita. Per la mostra, le finestre sono state chiuse e una passatoia indica il percorso unico per i visitatori; mentre, in ogni singola sezione grandi titoli forniscono alcune informazioni generali. Al fine di evidenziare la carriera di Versace, la mostra si articola in ordine cronologico in sei parti distinte.
Sezione 1: "L’utopia del passato" mostra sia gli abiti della madre sarta di Versace sia i primi anni delle linee di prêt-à-porter progettate per Callaghan, Genny e Complice.
Sezione 2: "Il capolavoro sconosciuto" sottolinea come, nonostante le apparenti variazioni stagionali della moda, esista una continuità e coerenza di stile e design tra una collezione e l'altra. Alte quinte a forma trapezoidale allungata scandiscono il percorso, rendendo così possibile il controllo e l’illuminazione di accento su ogni singolo abito. Per garantire che ogni abito sia illuminato da fasci paralleli e senza ombra, una rete metallica è stata appositamente fissata al pavimento per eliminare ogni possibile proiezione al suolo.
Sezione 3: "La mise en scene" dedicata al teatro e alla moda, è illuminata con effetti cinetici, luce in movimento per accentuare le caratteristiche dei costumi presenti sul proscenio. Apparecchi teatrali creano effetti di luce alternata frontale, di taglio, di ribalta, di quinta luminosa, per permettere agli abiti - personaggio di vivere con tutto il fascino del palcoscenico. Una finestra di luce, proiettata sul fondale, mutevole per intensità aggiunge profondità e larghezza agli spazi piuttosto costretti, magia e temporalità ai costumi.
Sezioni 4/5/6 : dedicate all’ alfabeto stilistico di Versace, abiti e connessioni culturali. L’architetto Piero Castiglioni, ha collaborato con altre icone della moda, come il progetto Jil Sander Showroom, Christian Dior Couture, Frette Showroom, Loro Piana Showroom, Viktor & Rolf Showroom e tanti altri.
Progetto:
Lighting Design Piero Castiglioni
Collaborazioni:
Architetto Gianfranco Cavaglià
Foto Courtesy:
Piero Castiglioni
Anno:
1989
Altri Progetti Master
Questa sezione raccoglie una selezione rappresentativa dei progetti di progettazione illuminotecnica realizzati da Piero Castiglioni in ambito architettonico, museale, urbano, culturale, retail, hospitality e infrastrutturale, in Italia e all’estero. La galleria documenta interventi eterogenei per scala, funzione e contesto, accomunati da un approccio alla luce inteso come strumento di interpretazione dello spazio, capace di dialogare con architettura, opere d’arte, paesaggio e usi contemporanei.
I progetti presentati spaziano da musei, fondazioni e mostre temporanee a edifici storici, luoghi di culto, spazi pubblici e complessi urbani, fino a sedi direzionali, residenze private, yacht e masterplan di illuminazione. In ogni intervento, la luce è concepita come materia progettuale: controllata e calibrata in relazione alle caratteristiche del luogo, alle esigenze funzionali e alla qualità percettiva dell’esperienza.
Nel loro insieme, i lavori restituiscono una visione della progettazione illuminotecnica come processo integrato, in cui rigore tecnico, sensibilità culturale e attenzione al contesto concorrono alla costruzione di identità, orientamento e valore spaziale. La galleria si configura così come una mappa progettuale, capace di mostrare come la luce possa assumere ruoli differenti — discreti o dichiarati — mantenendo sempre coerenza, misura e consapevolezza.
Altri Progetti Master
Questa sezione raccoglie una selezione rappresentativa dei progetti di progettazione illuminotecnica realizzati da Piero Castiglioni in ambito architettonico, museale, urbano, culturale, retail, hospitality e infrastrutturale, in Italia e all’estero. La galleria documenta interventi eterogenei per scala, funzione e contesto, accomunati da un approccio alla luce inteso come strumento di interpretazione dello spazio, capace di dialogare con architettura, opere d’arte, paesaggio e usi contemporanei.
I progetti presentati spaziano da musei, fondazioni e mostre temporanee a edifici storici, luoghi di culto, spazi pubblici e complessi urbani, fino a sedi direzionali, residenze private, yacht e masterplan di illuminazione. In ogni intervento, la luce è concepita come materia progettuale: controllata e calibrata in relazione alle caratteristiche del luogo, alle esigenze funzionali e alla qualità percettiva dell’esperienza.
Nel loro insieme, i lavori restituiscono una visione della progettazione illuminotecnica come processo integrato, in cui rigore tecnico, sensibilità culturale e attenzione al contesto concorrono alla costruzione di identità, orientamento e valore spaziale. La galleria si configura così come una mappa progettuale, capace di mostrare come la luce possa assumere ruoli differenti — discreti o dichiarati — mantenendo sempre coerenza, misura e consapevolezza.