
LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) è il principale sistema di certificazione ambientale per edifici a livello internazionale, sviluppato dal U.S. Green Building Council (USGBC). Si applica a una vasta gamma di progetti, dai nuovi edifici alle ristrutturazioni, dagli interni agli edifici esistenti e ai quartieri (tramite i sistemi BD+C, ID+C, O+M, ND, Homes). Ogni sistema valuta l’impatto ambientale del progetto attraverso una struttura modulare di categorie di credito, tra cui Sustainable Sites, Energy & Atmosphere, Indoor Environmental Quality e altre. Ogni categoria contiene prerequisiti obbligatori e crediti opzionali a punteggio, che concorrono al livello finale di certificazione (Certified, Silver, Gold, Platinum).
Per quanto riguarda i Lighting Designer, il credito chiave è “Light Pollution Reduction”, situato nella categoria Sustainable Sites (SS). Esso richiede di limitare l’emissione luminosa verso l’alto (uplight) e la dispersione oltre i confini del sito (trespass), secondo parametri definiti dalla IES TM-15 e dalla Model Lighting Ordinance (MLO). I Lighting Designer devono adottare apparecchi conformi al sistema BUG rating e attenersi ai limiti definiti dalla zona luminosa del sito (LZ0–LZ4). Il rispetto delle normative locali, come la UNI 10819 e le leggi regionali italiane, è compatibile con la certificazione LEED, ma è necessario allineare le metodologie di calcolo e i criteri tecnici. Sebbene LEED si basi su standard americani, può essere applicato anche in Europa, a condizione che la progettazione sia ben adattata e che vi sia un allineamento con le normative locali.
Analizzando i sistemi di rating LEED (BD+C, ID+C, O+M, ND, Homes), si evidenzia come ciascuno di essi sia progettato per soddisfare le esigenze specifiche di diverse tipologie di progetti, fornendo un quadro di requisiti e crediti adattati al contesto di applicazione pertinente. A seguire un elenco descrittivo dei principali sistemi di rating LEED disponibili:
Differenze principali: I sistemi di rating LEED condividono una struttura comune basata su prerequisiti e crediti, ma si distinguono per l’ambito di applicazione e alcuni criteri specifici. Ad esempio, LEED BD+C valuta l’intero processo costruttivo e le prestazioni complessive dell’edificio, mentre LEED ID+C si concentra esclusivamente sull’allestimento degli spazi interni, con criteri focalizzati su materiali per interni, qualità dell’aria durante i lavori, e altri aspetti specifici. LEED O+M si applica a edifici esistenti e si concentra su politiche di gestione, manutenzione, consumo di risorse e piani di miglioramento continuo, piuttosto che su scelte progettuali durante la costruzione. LEED ND introduce criteri urbanistici, come la scelta della posizione, la progettazione di infrastrutture sostenibili, trasporti pubblici, spazi aperti e la camminabilità, che non sono rilevanti nei protocolli per singoli edifici. LEED Homes è orientato a piccole abitazioni, con verifiche in situ e criteri specifici per il comfort residenziale e l’efficienza, spesso richiedendo un provider o un Green Rater per le ispezioni. In sintesi, la scelta del sistema di rating dipende dalla scala e dal tipo di progetto: un nuovo edificio commerciale seguirà BD+C, la ristrutturazione di un ufficio al 5° piano seguirà ID+C, un programma per migliorare l’efficienza di un edificio esistente seguirà O+M, un eco-quartiere seguirà ND, mentre una villetta o un condominio seguirà Homes.
Per comprendere appieno il ruolo cruciale del lighting design nell’ambito della certificazione LEED, è importante sapere che, sebbene il sistema LEED copra molteplici aspetti della sostenibilità, alcune categorie sono direttamente collegate all'illuminazione. Le categorie che seguiranno, come Sustainable Sites (SS), Energy & Atmosphere (EA) e Indoor Environmental Quality (IEQ), sono particolarmente rilevanti per i lighting designer, poiché trattano aspetti fondamentali legati alla progettazione luminosa e al suo impatto ambientale, energetico e sul benessere degli occupanti. Il sistema LEED è suddiviso in aree tematiche, ognuna delle quali contiene Prerequisiti (obbligatori) e Crediti opzionali (che danno punti). I Prerequisiti devono essere soddisfatti per poter ottenere la certificazione LEED, mentre i Crediti opzionali permettono di accumulare punti per ottenere un livello di certificazione più alto (Certified, Silver, Gold, Platinum). Le categorie che elencheremo di seguito sono specificamente focalizzate sull'illuminazione, ma è importante ricordare che LEED include anche altre aree che trattano aspetti come Water Efficiency e Materials & Resources, etc. Nel dettaglio:
Oltre a queste categorie principali, vi sono categorie trasversali: Innovation (IN) – Può essere un'opportunità per il lighting designer di guadagnare crediti per soluzioni innovative nel design dell’illuminazione, come l'adozione di tecnologie avanzate, design ecocompatibili o strategie che vadano oltre le pratiche standard. Questo può includere l'integrazione di sistemi di illuminazione circadiana o soluzioni che massimizzano l’efficienza dell'illuminazione. Regional Priority (RP) – Riconosce crediti specifici per soluzioni che affrontano le sfide locali. Ad esempio, in aree urbane con alti livelli di inquinamento luminoso, un progetto potrebbe guadagnare crediti per l'implementazione di soluzioni di illuminazione a basso impatto e sistemi intelligenti di gestione della luce.
Struttura dei crediti e punteggi: In ogni categoria, i Prerequisiti sono requisiti obbligatori senza punti (devono essere soddisfatti per poter ottenere la certificazione, pena l’esclusione) – ad esempio la riduzione minima dei consumi energetici o la gestione dei rifiuti di cantiere. I Crediti invece sono facoltativi: ad ogni credito viene associato un punteggio in base all’importanza ambientale; il progetto accumula punti conseguendo quanti più crediti possibile. Il totale dei punti ottenuti determina il livello di certificazione LEED raggiunto: Certified, Silver, Gold o Platinum. Ad esempio, in LEED v4 BD+C Nuove Costruzioni sono disponibili 110 punti totali, e i livelli sono assegnati come Certified se si raggiungono almeno 40 punti, Silver con 50+, Gold con 60+ e Platinum con 80+. La ripartizione dei punti riflette il peso relativo delle categorie (energia e clima hanno il peso maggiore, seguiti da trasporti, siti, acqua, materiali, qualità interna, ecc.), in linea con gli obiettivi di sostenibilità del protocollo. È importante notare che i sistemi di rating per Interni, O+M, ND e Homes presentano categorie analoghe ma con alcune differenze o nomi leggermente diversi; ad esempio LEED ND include categorie come Smart Location & Linkage e Green Infrastructure al posto di SS, mentre LEED Homes adotta criteri su misura per le abitazioni. Tuttavia, i principi di base (suddivisione in ambiti tematici, uso di prerequisiti e crediti a punti) restano comuni a tutti i sistemi LEED.
Credito "Light Pollution Reduction": (Riduzione dell'inquinamento luminoso) in LEED v4 e v4.1 si inserisce nella categoria Sustainable Sites (SS) e ha l’obiettivo di ridurre l'inquinamento luminoso, migliorare l’accesso alla volta celeste e tutelare la visibilità notturna, riducendo gli impatti negativi sull’ambiente e sulla fauna. Questo credito, che in LEED v4 BD+C Nuove Costruzioni vale 1 punto, si concentra sull’illuminazione esterna, limitando l’emissione di luce verso l’alto e oltre il confine del sito. In LEED v4/v4.1, la regolamentazione esclude i requisiti per l’illuminazione interna notturna, che invece erano presenti nella versione precedente LEED 2009. Per ottenere il credito, il progetto deve rispettare determinati criteri di conformità relativi all'illuminazione verso l'alto (uplight) e alla luce di disturbo oltre il confine (light trespass) generata dai corpi illuminanti esterni. LEED offre due metodi alternativi per verificare la conformità: uno è un metodo prescrittivo che si basa sulla classificazione BUG degli apparecchi, mentre l'altro è un metodo di calcolo fotometrico. Entrambi i metodi richiedono l'assegnazione di una Lighting Zone (LZ) adeguata al progetto, che varia da LZ0 a LZ4 a seconda del contesto. Questa classificazione, sviluppata dalla IES e dalla International Dark Sky Association, influisce sui limiti ammissibili di illuminamento per ciascun parametro. Nel dettaglio, LZ0 è destinata a zone naturali, come parchi astronomici e aree buie, con un limite massimo di 0,5 lux di illuminamento, mentre LZ1 riguarda zone rurali a bassa luminanza. In LZ2 (zone suburbane) il limite sale a 1 lux, e nelle LZ3 e LZ4 (zone urbane) il valore è rispettivamente di 2 lux e 6 lux.
Metodo 1 – BUG Rating: Si riferisce a un sistema fotometrico per classificare gli apparecchi in base a tre parametri: B (Backlight): Illuminazione emessa verso i confini posteriori; U (Uplight): Illuminazione emessa verso l’alto, oltre l’orizzontale; G (Glare): Potenziale abbagliamento nelle zone frontali a diverse angolazioni. Per ciascun parametro, i valori variano da 0 (nessuna emissione) a 5 (emissione molto elevata). LEED stabilisce limiti massimi per ciascun parametro in base alla Lighting Zone e alla posizione dell’apparecchio rispetto al lighting boundary. Ad esempio, in LZ0, si richiede U0 (zero uplight), mentre in LZ4 è consentito un massimo di U4, equivalente a un’emissione molto limitata. Il Metodo 2 prevede che una percentuale limitata del flusso totale di ogni apparecchio sia emessa sopra l'orizzonte, con limiti che vanno dallo 0% in LZ0-LZ1 fino al 6% in LZ4. Per quanto riguarda il light trespass, il metodo BUG stabilisce valori massimi per B (backlight) e G (glare), a seconda della distanza dell’apparecchio dal confine del sito. Ad esempio, un lampione molto vicino al confine (<0,5 volte la sua altezza) deve avere B0 in LZ0-1, o B1–B2 in LZ3-4. Inoltre, per il Glare (G), in LZ0-1, si richiede G0 per apparecchi installati vicino al confine. In sintesi, il progettista deve selezionare apparecchi con il BUG rating appropriato (ad esempio, ottiche full cut-off con B e U bassissimi per illuminare parcheggi vicino ai confini), in modo che la luce emessa all’esterno del sito sia trascurabile. La progettazione illuminotecnica gioca un ruolo fondamentale in questo processo: è essenziale scegliere apparecchi certificati, schermati e con curve fotometriche ottimizzate, spesso fornite dai produttori nelle schede tecniche secondo TM-15, e orientare correttamente gli apparecchi per rispettare i limiti imposti dal sistema BUG.
Metodo 2 – Calcoli di illuminamento: In alternativa (o in aggiunta) al BUG rating, il progettista può eseguire calcoli illuminotecnici per verificare che l'illuminamento verticale lungo il confine del sito non superi determinati valori di lux. Questi limiti sono stabiliti in base alla Lighting Zone e variano da 0,5 lux in LZ0-LZ1 a 6 lux in LZ4. I calcoli devono essere effettuati su piani verticali lungo il perimetro del sito, con punti di misurazione a intervalli massimi di 1,5 m, fino a un’altezza di 10 m o all’altezza del proiettore più alto. Il progettista deve utilizzare un software fotometrico per simulare l’illuminazione notturna e garantire che il light spill oltre il confine resti sotto i limiti stabiliti.
Lighting Boundary: Definisce l'area in cui è consentito emettere luce senza contribuire all'inquinamento luminoso. Per rispettare il Lighting Boundary, è fondamentale che l'illuminazione emessa non superi i limiti definiti dal BUG rating, che classifica gli apparecchi luminosi in base a tre parametri: Backlight (B), Uplight (U) e Glare (G). Quando un progetto confina con strade pubbliche o altre aree pubbliche, il confine luminoso può essere esteso oltre i limiti del sito, ma è essenziale che gli apparecchi luminosi siano orientati correttamente per evitare che la luce fuoriesca oltre il perimetro del sito. In particolare, se un apparecchio è montato su un palo che ha un'altezza di 10 metri, la distanza tra il confine luminoso e l'apparecchio dovrebbe essere almeno 20 metri e la retroilluminazione (luce emessa verso l'interno del sito) deve essere orientata verso l'interno, rispettando i limiti imposti dal BUG rating. Questo approccio, che segue i principi di buona progettazione illuminotecnica, riduce la dispersione della luce all'esterno e limita il fenomeno del light trespass. Il light trespass si verifica quando la luce emessa da un impianto di illuminazione invade proprietà adiacenti o spazi esterni non desiderati, causando fastidi o disturbi. Per minimizzare questo fenomeno, è fondamentale progettare l'orientamento degli apparecchi in modo tale che l'illuminazione rimanga all'interno dei confini del sito. Le normative relative al Lighting Boundary stabiliscono specifici limiti di illuminamento verticale lungo il confine del sito, definiti dalla Lighting Zone (LZ), che variano a seconda del contesto urbano o naturale. Ad esempio, in LZ0 (aree naturali), il limite massimo di illuminamento è di 0,5 lux, mentre in LZ4 (zone urbane), il limite può arrivare fino a 6 lux. Questi limiti sono cruciali per ridurre l’impatto ambientale e preservare la qualità del cielo notturno. Per quanto riguarda l’uplight (l’emissione luminosa verso l’alto), le normative stabiliscono percentuali massime di luce emessa sopra l'orizzontale, con valori che vanno dal 0% in LZ0 fino al 6% in LZ4. Questi limiti sono fondamentali per prevenire l’effetto di "sky-glow", che danneggia la visibilità del cielo notturno e contribuisce all’inquinamento luminoso. Infine, la scelta dei luminari gioca un ruolo cruciale nel rispetto di queste normative. È essenziale selezionare apparecchi con adeguate classificazioni BUG per contenere l'emissione di luce nelle direzioni appropriate. In LZ0, per esempio, la retroilluminazione (B) e l’uplight (U) devono essere ridotti al minimo per evitare la fuoriuscita di luce oltre il confine del sito. La corretta orientazione e l’uso di tecnologie schermanti sono determinanti per garantire che l’illuminazione rimanga all’interno del sito, rispettando i limiti di light trespass e Lighting Boundary.
Insegne Luminose: Il credito impone un limite alla luminanza delle insegne esterne a illuminazione interna (ad esempio, cassonetti retroilluminati). La luminanza non deve superare 200 cd/m² di luminanza notturna (nits) e 2000 cd/m² durante il giorno. Questo limite è stato introdotto per evitare un eccessivo abbagliamento e il glow diretto proveniente dalle insegne nelle ore notturne.
Esenzioni: Alcune tipologie di illuminazione esterna sono escluse dai requisiti, purché vengano controllate separatamente dalle altre luci del sito. Tra queste ci sono illuminazione di sicurezza e segnalazione per il traffico (semafori, segnali stradali), illuminazione artistica o architettonica di facciate e paesaggi (solo in LZ3 e LZ4, e comunque spenta da mezzanotte alle 6), illuminazione per scopi teatrali (set cinematografici, spettacoli), illuminazione obbligatoria per legge (come alcune luci stradali), illuminazione d’emergenza (pronto soccorso, eliporti ospedalieri) e illuminazione della bandiera nazionale (in LZ2–4) e le insegne interne illuminate. Queste eccezioni sono previste per situazioni particolari in cui è necessario avere luce, o non è possibile gestirla come parte del normale impianto, senza penalizzare il progetto LEED.
LEED v4 vs LEED v4.1: Nella versione LEED v4.1 il credito Light Pollution Reduction rimane sostanzialmente simile, con criteri leggermente affinati. Ad esempio, LEED v4.1 BD+C consente di seguire un criterio di illuminamento semplificato o di utilizzare anche certificazioni equivalenti (come la certificazione IDA “Dark Sky Friendly” per gli apparecchi) come prova di conformità. Inoltre, LEED v4.1 ha esteso il credito anche ai protocolli O+M (Operations & Maintenance) per edifici esistenti, incoraggiando l’upgrade di impianti di illuminazione esterna esistenti per ridurre l’inquinamento luminoso. In generale, però, l’approccio basato su BUG rating e calcoli rimane lo standard sia in v4 che v4.1.

LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) è il principale sistema di certificazione ambientale per edifici a livello internazionale, sviluppato dal U.S. Green Building Council (USGBC). Si applica a una vasta gamma di progetti, dai nuovi edifici alle ristrutturazioni, dagli interni agli edifici esistenti e ai quartieri (tramite i sistemi BD+C, ID+C, O+M, ND, Homes). Ogni sistema valuta l’impatto ambientale del progetto attraverso una struttura modulare di categorie di credito, tra cui Sustainable Sites, Energy & Atmosphere, Indoor Environmental Quality e altre. Ogni categoria contiene prerequisiti obbligatori e crediti opzionali a punteggio, che concorrono al livello finale di certificazione (Certified, Silver, Gold, Platinum).
Per quanto riguarda i Lighting Designer, il credito chiave è “Light Pollution Reduction”, situato nella categoria Sustainable Sites (SS). Esso richiede di limitare l’emissione luminosa verso l’alto (uplight) e la dispersione oltre i confini del sito (trespass), secondo parametri definiti dalla IES TM-15 e dalla Model Lighting Ordinance (MLO). I Lighting Designer devono adottare apparecchi conformi al sistema BUG rating e attenersi ai limiti definiti dalla zona luminosa del sito (LZ0–LZ4). Il rispetto delle normative locali, come la UNI 10819 e le leggi regionali italiane, è compatibile con la certificazione LEED, ma è necessario allineare le metodologie di calcolo e i criteri tecnici. Sebbene LEED si basi su standard americani, può essere applicato anche in Europa, a condizione che la progettazione sia ben adattata e che vi sia un allineamento con le normative locali.
Analizzando i sistemi di rating LEED (BD+C, ID+C, O+M, ND, Homes), si evidenzia come ciascuno di essi sia progettato per soddisfare le esigenze specifiche di diverse tipologie di progetti, fornendo un quadro di requisiti e crediti adattati al contesto di applicazione pertinente. A seguire un elenco descrittivo dei principali sistemi di rating LEED disponibili:
Differenze principali: I sistemi di rating LEED condividono una struttura comune basata su prerequisiti e crediti, ma si distinguono per l’ambito di applicazione e alcuni criteri specifici. Ad esempio, LEED BD+C valuta l’intero processo costruttivo e le prestazioni complessive dell’edificio, mentre LEED ID+C si concentra esclusivamente sull’allestimento degli spazi interni, con criteri focalizzati su materiali per interni, qualità dell’aria durante i lavori, e altri aspetti specifici. LEED O+M si applica a edifici esistenti e si concentra su politiche di gestione, manutenzione, consumo di risorse e piani di miglioramento continuo, piuttosto che su scelte progettuali durante la costruzione. LEED ND introduce criteri urbanistici, come la scelta della posizione, la progettazione di infrastrutture sostenibili, trasporti pubblici, spazi aperti e la camminabilità, che non sono rilevanti nei protocolli per singoli edifici. LEED Homes è orientato a piccole abitazioni, con verifiche in situ e criteri specifici per il comfort residenziale e l’efficienza, spesso richiedendo un provider o un Green Rater per le ispezioni. In sintesi, la scelta del sistema di rating dipende dalla scala e dal tipo di progetto: un nuovo edificio commerciale seguirà BD+C, la ristrutturazione di un ufficio al 5° piano seguirà ID+C, un programma per migliorare l’efficienza di un edificio esistente seguirà O+M, un eco-quartiere seguirà ND, mentre una villetta o un condominio seguirà Homes.
Per comprendere appieno il ruolo cruciale del lighting design nell’ambito della certificazione LEED, è importante sapere che, sebbene il sistema LEED copra molteplici aspetti della sostenibilità, alcune categorie sono direttamente collegate all'illuminazione. Le categorie che seguiranno, come Sustainable Sites (SS), Energy & Atmosphere (EA) e Indoor Environmental Quality (IEQ), sono particolarmente rilevanti per i lighting designer, poiché trattano aspetti fondamentali legati alla progettazione luminosa e al suo impatto ambientale, energetico e sul benessere degli occupanti. Il sistema LEED è suddiviso in aree tematiche, ognuna delle quali contiene Prerequisiti (obbligatori) e Crediti opzionali (che danno punti). I Prerequisiti devono essere soddisfatti per poter ottenere la certificazione LEED, mentre i Crediti opzionali permettono di accumulare punti per ottenere un livello di certificazione più alto (Certified, Silver, Gold, Platinum). Le categorie che elencheremo di seguito sono specificamente focalizzate sull'illuminazione, ma è importante ricordare che LEED include anche altre aree che trattano aspetti come Water Efficiency e Materials & Resources, etc. Nel dettaglio:
Oltre a queste categorie principali, vi sono categorie trasversali: Innovation (IN) – Può essere un'opportunità per il lighting designer di guadagnare crediti per soluzioni innovative nel design dell’illuminazione, come l'adozione di tecnologie avanzate, design ecocompatibili o strategie che vadano oltre le pratiche standard. Questo può includere l'integrazione di sistemi di illuminazione circadiana o soluzioni che massimizzano l’efficienza dell'illuminazione. Regional Priority (RP) – Riconosce crediti specifici per soluzioni che affrontano le sfide locali. Ad esempio, in aree urbane con alti livelli di inquinamento luminoso, un progetto potrebbe guadagnare crediti per l'implementazione di soluzioni di illuminazione a basso impatto e sistemi intelligenti di gestione della luce.
Struttura dei crediti e punteggi: In ogni categoria, i Prerequisiti sono requisiti obbligatori senza punti (devono essere soddisfatti per poter ottenere la certificazione, pena l’esclusione) – ad esempio la riduzione minima dei consumi energetici o la gestione dei rifiuti di cantiere. I Crediti invece sono facoltativi: ad ogni credito viene associato un punteggio in base all’importanza ambientale; il progetto accumula punti conseguendo quanti più crediti possibile. Il totale dei punti ottenuti determina il livello di certificazione LEED raggiunto: Certified, Silver, Gold o Platinum. Ad esempio, in LEED v4 BD+C Nuove Costruzioni sono disponibili 110 punti totali, e i livelli sono assegnati come Certified se si raggiungono almeno 40 punti, Silver con 50+, Gold con 60+ e Platinum con 80+. La ripartizione dei punti riflette il peso relativo delle categorie (energia e clima hanno il peso maggiore, seguiti da trasporti, siti, acqua, materiali, qualità interna, ecc.), in linea con gli obiettivi di sostenibilità del protocollo. È importante notare che i sistemi di rating per Interni, O+M, ND e Homes presentano categorie analoghe ma con alcune differenze o nomi leggermente diversi; ad esempio LEED ND include categorie come Smart Location & Linkage e Green Infrastructure al posto di SS, mentre LEED Homes adotta criteri su misura per le abitazioni. Tuttavia, i principi di base (suddivisione in ambiti tematici, uso di prerequisiti e crediti a punti) restano comuni a tutti i sistemi LEED.
Credito "Light Pollution Reduction": (Riduzione dell'inquinamento luminoso) in LEED v4 e v4.1 si inserisce nella categoria Sustainable Sites (SS) e ha l’obiettivo di ridurre l'inquinamento luminoso, migliorare l’accesso alla volta celeste e tutelare la visibilità notturna, riducendo gli impatti negativi sull’ambiente e sulla fauna. Questo credito, che in LEED v4 BD+C Nuove Costruzioni vale 1 punto, si concentra sull’illuminazione esterna, limitando l’emissione di luce verso l’alto e oltre il confine del sito. In LEED v4/v4.1, la regolamentazione esclude i requisiti per l’illuminazione interna notturna, che invece erano presenti nella versione precedente LEED 2009. Per ottenere il credito, il progetto deve rispettare determinati criteri di conformità relativi all'illuminazione verso l'alto (uplight) e alla luce di disturbo oltre il confine (light trespass) generata dai corpi illuminanti esterni. LEED offre due metodi alternativi per verificare la conformità: uno è un metodo prescrittivo che si basa sulla classificazione BUG degli apparecchi, mentre l'altro è un metodo di calcolo fotometrico. Entrambi i metodi richiedono l'assegnazione di una Lighting Zone (LZ) adeguata al progetto, che varia da LZ0 a LZ4 a seconda del contesto. Questa classificazione, sviluppata dalla IES e dalla International Dark Sky Association, influisce sui limiti ammissibili di illuminamento per ciascun parametro. Nel dettaglio, LZ0 è destinata a zone naturali, come parchi astronomici e aree buie, con un limite massimo di 0,5 lux di illuminamento, mentre LZ1 riguarda zone rurali a bassa luminanza. In LZ2 (zone suburbane) il limite sale a 1 lux, e nelle LZ3 e LZ4 (zone urbane) il valore è rispettivamente di 2 lux e 6 lux.
Metodo 1 – BUG Rating: Si riferisce a un sistema fotometrico per classificare gli apparecchi in base a tre parametri: B (Backlight): Illuminazione emessa verso i confini posteriori; U (Uplight): Illuminazione emessa verso l’alto, oltre l’orizzontale; G (Glare): Potenziale abbagliamento nelle zone frontali a diverse angolazioni. Per ciascun parametro, i valori variano da 0 (nessuna emissione) a 5 (emissione molto elevata). LEED stabilisce limiti massimi per ciascun parametro in base alla Lighting Zone e alla posizione dell’apparecchio rispetto al lighting boundary. Ad esempio, in LZ0, si richiede U0 (zero uplight), mentre in LZ4 è consentito un massimo di U4, equivalente a un’emissione molto limitata. Il Metodo 2 prevede che una percentuale limitata del flusso totale di ogni apparecchio sia emessa sopra l'orizzonte, con limiti che vanno dallo 0% in LZ0-LZ1 fino al 6% in LZ4. Per quanto riguarda il light trespass, il metodo BUG stabilisce valori massimi per B (backlight) e G (glare), a seconda della distanza dell’apparecchio dal confine del sito. Ad esempio, un lampione molto vicino al confine (<0,5 volte la sua altezza) deve avere B0 in LZ0-1, o B1–B2 in LZ3-4. Inoltre, per il Glare (G), in LZ0-1, si richiede G0 per apparecchi installati vicino al confine. In sintesi, il progettista deve selezionare apparecchi con il BUG rating appropriato (ad esempio, ottiche full cut-off con B e U bassissimi per illuminare parcheggi vicino ai confini), in modo che la luce emessa all’esterno del sito sia trascurabile. La progettazione illuminotecnica gioca un ruolo fondamentale in questo processo: è essenziale scegliere apparecchi certificati, schermati e con curve fotometriche ottimizzate, spesso fornite dai produttori nelle schede tecniche secondo TM-15, e orientare correttamente gli apparecchi per rispettare i limiti imposti dal sistema BUG.
Metodo 2 – Calcoli di illuminamento: In alternativa (o in aggiunta) al BUG rating, il progettista può eseguire calcoli illuminotecnici per verificare che l'illuminamento verticale lungo il confine del sito non superi determinati valori di lux. Questi limiti sono stabiliti in base alla Lighting Zone e variano da 0,5 lux in LZ0-LZ1 a 6 lux in LZ4. I calcoli devono essere effettuati su piani verticali lungo il perimetro del sito, con punti di misurazione a intervalli massimi di 1,5 m, fino a un’altezza di 10 m o all’altezza del proiettore più alto. Il progettista deve utilizzare un software fotometrico per simulare l’illuminazione notturna e garantire che il light spill oltre il confine resti sotto i limiti stabiliti.
Lighting Boundary: Definisce l'area in cui è consentito emettere luce senza contribuire all'inquinamento luminoso. Per rispettare il Lighting Boundary, è fondamentale che l'illuminazione emessa non superi i limiti definiti dal BUG rating, che classifica gli apparecchi luminosi in base a tre parametri: Backlight (B), Uplight (U) e Glare (G). Quando un progetto confina con strade pubbliche o altre aree pubbliche, il confine luminoso può essere esteso oltre i limiti del sito, ma è essenziale che gli apparecchi luminosi siano orientati correttamente per evitare che la luce fuoriesca oltre il perimetro del sito. In particolare, se un apparecchio è montato su un palo che ha un'altezza di 10 metri, la distanza tra il confine luminoso e l'apparecchio dovrebbe essere almeno 20 metri e la retroilluminazione (luce emessa verso l'interno del sito) deve essere orientata verso l'interno, rispettando i limiti imposti dal BUG rating. Questo approccio, che segue i principi di buona progettazione illuminotecnica, riduce la dispersione della luce all'esterno e limita il fenomeno del light trespass. Il light trespass si verifica quando la luce emessa da un impianto di illuminazione invade proprietà adiacenti o spazi esterni non desiderati, causando fastidi o disturbi. Per minimizzare questo fenomeno, è fondamentale progettare l'orientamento degli apparecchi in modo tale che l'illuminazione rimanga all'interno dei confini del sito. Le normative relative al Lighting Boundary stabiliscono specifici limiti di illuminamento verticale lungo il confine del sito, definiti dalla Lighting Zone (LZ), che variano a seconda del contesto urbano o naturale. Ad esempio, in LZ0 (aree naturali), il limite massimo di illuminamento è di 0,5 lux, mentre in LZ4 (zone urbane), il limite può arrivare fino a 6 lux. Questi limiti sono cruciali per ridurre l’impatto ambientale e preservare la qualità del cielo notturno. Per quanto riguarda l’uplight (l’emissione luminosa verso l’alto), le normative stabiliscono percentuali massime di luce emessa sopra l'orizzontale, con valori che vanno dal 0% in LZ0 fino al 6% in LZ4. Questi limiti sono fondamentali per prevenire l’effetto di "sky-glow", che danneggia la visibilità del cielo notturno e contribuisce all’inquinamento luminoso. Infine, la scelta dei luminari gioca un ruolo cruciale nel rispetto di queste normative. È essenziale selezionare apparecchi con adeguate classificazioni BUG per contenere l'emissione di luce nelle direzioni appropriate. In LZ0, per esempio, la retroilluminazione (B) e l’uplight (U) devono essere ridotti al minimo per evitare la fuoriuscita di luce oltre il confine del sito. La corretta orientazione e l’uso di tecnologie schermanti sono determinanti per garantire che l’illuminazione rimanga all’interno del sito, rispettando i limiti di light trespass e Lighting Boundary.
Insegne Luminose: Il credito impone un limite alla luminanza delle insegne esterne a illuminazione interna (ad esempio, cassonetti retroilluminati). La luminanza non deve superare 200 cd/m² di luminanza notturna (nits) e 2000 cd/m² durante il giorno. Questo limite è stato introdotto per evitare un eccessivo abbagliamento e il glow diretto proveniente dalle insegne nelle ore notturne.
Esenzioni: Alcune tipologie di illuminazione esterna sono escluse dai requisiti, purché vengano controllate separatamente dalle altre luci del sito. Tra queste ci sono illuminazione di sicurezza e segnalazione per il traffico (semafori, segnali stradali), illuminazione artistica o architettonica di facciate e paesaggi (solo in LZ3 e LZ4, e comunque spenta da mezzanotte alle 6), illuminazione per scopi teatrali (set cinematografici, spettacoli), illuminazione obbligatoria per legge (come alcune luci stradali), illuminazione d’emergenza (pronto soccorso, eliporti ospedalieri) e illuminazione della bandiera nazionale (in LZ2–4) e le insegne interne illuminate. Queste eccezioni sono previste per situazioni particolari in cui è necessario avere luce, o non è possibile gestirla come parte del normale impianto, senza penalizzare il progetto LEED.
LEED v4 vs LEED v4.1: Nella versione LEED v4.1 il credito Light Pollution Reduction rimane sostanzialmente simile, con criteri leggermente affinati. Ad esempio, LEED v4.1 BD+C consente di seguire un criterio di illuminamento semplificato o di utilizzare anche certificazioni equivalenti (come la certificazione IDA “Dark Sky Friendly” per gli apparecchi) come prova di conformità. Inoltre, LEED v4.1 ha esteso il credito anche ai protocolli O+M (Operations & Maintenance) per edifici esistenti, incoraggiando l’upgrade di impianti di illuminazione esterna esistenti per ridurre l’inquinamento luminoso. In generale, però, l’approccio basato su BUG rating e calcoli rimane lo standard sia in v4 che v4.1.
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Questa sezione raccoglie un corpo organico di approfondimenti teorici, scientifici e progettuali dedicati alla teoria della luce applicata al lighting design, affrontando in modo sistematico il rapporto complesso tra fenomeno luminoso, percezione visiva e progetto dello spazio. I contenuti sviluppano i fondamenti fisici della luce, la comprensione dei meccanismi della visione umana, le differenze tra illuminamento fotopico e melanopico e l’impatto biologico della luce artificiale, integrando metriche avanzate e criteri di lettura contemporanei.
La pagina esplora inoltre il funzionamento delle sorgenti LED, le implicazioni spettrali e percettive della luce a stato solido, l’evoluzione dei criteri di resa cromatica e il ruolo crescente della luce come sistema informativo e percettivo, capace di influenzare comportamento, comfort e qualità dell’esperienza spaziale.
Ampio spazio è dedicato al quadro normativo e tecnico di riferimento, agli standard internazionali, ai protocolli di sostenibilità e ai sistemi di controllo, intesi come strumenti essenziali per una progettazione rigorosa, misurabile e coerente.
Nel suo insieme, la sezione restituisce una visione della teoria della luce come base culturale e operativa del progetto illuminotecnico, in cui conoscenza scientifica, consapevolezza percettiva e metodo progettuale convergono per guidare il lighting designer nella costruzione di spazi equilibrati, leggibili e qualitativamente significativi.
Questa sezione raccoglie un corpo organico di approfondimenti teorici, scientifici e progettuali dedicati alla teoria della luce applicata al lighting design, affrontando in modo sistematico il rapporto complesso tra fenomeno luminoso, percezione visiva e progetto dello spazio. I contenuti sviluppano i fondamenti fisici della luce, la comprensione dei meccanismi della visione umana, le differenze tra illuminamento fotopico e melanopico e l’impatto biologico della luce artificiale, integrando metriche avanzate e criteri di lettura contemporanei.
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Ampio spazio è dedicato al quadro normativo e tecnico di riferimento, agli standard internazionali, ai protocolli di sostenibilità e ai sistemi di controllo, intesi come strumenti essenziali per una progettazione rigorosa, misurabile e coerente.
Nel suo insieme, la sezione restituisce una visione della teoria della luce come base culturale e operativa del progetto illuminotecnico, in cui conoscenza scientifica, consapevolezza percettiva e metodo progettuale convergono per guidare il lighting designer nella costruzione di spazi equilibrati, leggibili e qualitativamente significativi.